Caos in Turchia: cosa cambia per gli investitori

Nel bene o nel male ogni volta che gli americani hanno a che fare con una guerra le conseguenze sono sempre roboanti. Stavolta è bastato ritirare le truppe in appoggio ai curdi nella guerra in Siria che la Turchia di Erdogan ha preso la palla al balzo per scatenare l'offensiva nei confronti del Kurdistan, sedicente stao creatosi all'interno della nazione turca.

Il paradosso della Turchia

Quanto a disordini il popolo turco è stato parecchio coinvolto nell'ultimo ventennio eppure, nonostante la lira turca abbia dato spesso manifestazioni solenni di sfarfallamento, la Turchia è sempre stato un luogo che ha attirato imprese italiane e estere coinvolgendo tutto un sistemo bancario che è andato a supporto. La ragione è perché il paese è dotato di infrastrutture efficienti e di manodopera a basso costo il ché ha fruttato rendimenti a due cifre per gli investimenti in loco. Questo ha creato un paradosso, un paese instabile, che viaggia sempre sul filo del rasoio e che si è trovato a fronteggiare sovente le fluttuazioni della propria valuta è cresciuto negli anni come nessun altro in Europa nonostante quest'ultima abbia potuto beneficiare del denaro a pioggia della BCE.

Ma stavolta, dopo l'ennesima crisi, sarà ancora così?

Alcuni fatti accaduti immediatamente dopo l'avanzata di Ankara in Siria, lasciano qualche dubbio. Prontamente Trump ha annunciato sanzioni pesanti e la Russia si è schierata, almeno nelle dichiarazioni di Putin, a sostegno del regime di Assad. L'Europa politicamente dorme, ancora pensa di voler far entrare la Turchia nell'Eurozona e continua a mandare miliardi al regime di Erdogan, però Italia e Regno Unito si sono impegnate a non vendere più armi e la Volkswagen ha ritirato l'investimento in uno stabilimento automobilistico per 1,3 mld e che avrebbe generato almeno 5000 posti di lavoro.  E il fatto che questa presa di posizione sia arrivata dai principali partner commerciali della Turchia lascia pensare...

Gli effetti macroeconomici

Quanto questo possa incidere sull'economia turca è ancora presto per dirlo, di certo la cosa porterà una nuova fase di destabilizzazione della lira turca con il pericolo di una nuova inflazione galoppante che potrà tornare come quella di qualche anno fa quando lo scontro con gli Stati Uniti era arrivato all'apice. Il punto è che sul fronte Siria questo presumibilmente comporterà ondate frenetiche di immigrazione incontrollata in tutta Europa che a quel punto si dovrà porre seriamente il problema della gestione dei flussi migratori con riflessi incontrovertibili sulla propria economia.
A meno di un dietrofront delle truppe di Erdogan, che al momento appare improbabile, la situazione quindi lascia molta incertezza e chi magari pensava di cullarsi dietro operazioni di carry trade con la lira turca, forte di una ritrovata stabilità, sarebbe il caso che rivedesse alcune sue posizioni.

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