Boom di nuovi occupati Usa: ora che farà la Fed?

  • I dati sul lavoro sono nel complesso positivi ma forse non abbastanza per far dormire sonni tranquilli alla Fed;
  • Powell valuterà attentamente i riflessi che avranno sui consumi e quindi sui prezzi e agirà di conseguenza;
  • Il dollaro sembra orientato verso un fase di discesa di breve durata dopo lo sprint degli ultimi giorni.

Powell lo aveva detto, il mercato del lavoro americano procede a gonfie vele, motivo sufficiente per non avvertire l'urgenza di abbassare i tassi a breve. Così gli analisti hanno ridotto dal 22% al 12% le probabilità che a dicembre la Fed allenti ancora la politica monetaria.

Cosa dicono i dati sul lavoro

Guardando però attentamente dentro le statistiche possiamo notare che nuovi posti di lavoro sono sì stati creati ma rispetto alle previsioni, se si osserva però il mese precedente i nuovi impieghi sono diminuiti. Quest'ultimo fatto ad onor del vero è da attribuirsi al settore auto che è stato condizionato dagli scioperi alla General Motors di 50 mila lavoratori e che nel complesso ha visto una perdita di 42 mila posti. Tarando tutto da questo aspetto ci sono state crescite occupazionali nel settore della sanità con 34 mila nuovi assunti, dell'ospitalità con 61 mila e dei servizi alle aziende con 22 mila. Anche il tasso di disoccupazione in lieve aumento (3,6%) non deve trarre in inganno, perché ricordiamo che esso esprime il numero di coloro che cercano lavoro, quindi il fatto che diminuisca non necessariamente è un dato positivo, perché potrebbe essere frutto del fatto che persone scoraggiate hanno smesso di cercare. Allo stesso modo se il tasso di disoccupazione aumenta può significare, come in questo caso, che più persone sono state prese da un verve positiva di entrare nel mondo del lavoro. Il calo dei salari però potrebbe suonare come un campanello d'allarme in prospettiva crescita dei consumi e quindi dei prezzi, così come l'aumento della precarietà dettata da troppi contratti a tempo determinato o part-time.

Una situazione che sarà attentamente monitorata dalla Fed

Quindi i dati nel complesso confermano lo stato di salute del mercato del lavoro a stelle strisce ma presentano delle zone grigie su cui, sembra quasi pleonastico dirlo, Powell sicuramente presterà la massima attenzione nelle sue decisioni future. Il riflesso sulla domanda e sull'inflazione ovviamente sarà la cartina di tornasole al di là delle pressioni di Trump che non perde occasione di bacchettare la Fed per il suo atteggiamento poco da colomba in questo caso. La ragione della sforbiciata ai tassi di mercoledì scorso è stata chiara ed è stata spiegata dal governatore della banca centrale americana: più che per sostenere la crescita, o evitarne la frenata per via del rallentamento globale, la Fed ha voluto dare equilibrio al settore bancario che si trovava in difficoltà nel mercato interbancario di breve con tassi che erano schizzati in alto in modo preoccupante. Tutto questo è stato fatto in modo armonico con la decisione di iniettare nuova liquidità sul mercato dei collaterali nelle operazioni di pronti contro termine tra le banche.

Il dollaro come si comporterà?

Sembra che sia indirizzato verso una correzione di breve termine dopo che aveva violato livelli importanti nel cambio con lo Yen (oltre 109) e con l'Euro (al di sotto di 111). Infatti alla pubblicazione dei dati sui NFP Usa vi è stato un sprint di 30 pips al rialzo, per poi riprendere la marcia ribassista verso nuovi livelli di supporto da cui, per la verità, ha reagito molto bene.

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