Attacco missilistico alle basi Usa: oro a 1.600 dollari

  • La reazione all'uccisione di Soleimani non si è fatta attendere dal fronte iraniano, 15 missili lanciati da Teheran;
  • I vertici iraniani e americani cercano di non aggravare la situazione con dichiarazioni al vetriolo dopo i fatti di questa notte, le borse chiudono in rosso;
  • Nuovi record di periodo raggiunti da oro e petrolio, gli investitori avvertono il rischio di una degenarazione della crisi.

I fatti

La tanto temuta ritorsione dell'esercito iraniano nei confronti delle basi militari Usa si è concretizzata questa notte con un lancio di missili che hanno colpito Ayn Al-Asad e Erbil in Iraq. La rivendicazione è arrivata pronta dalle Guardie della Rivoluzione Islamica a cui si è aggiunta la dichiarazione da parte del ministro della difesa iraniano che ha definito l'attacco una forma di autodifesa proporzionata. Inoltre lo stesso ministro ha minacciato gli Usa di rappresaglie anche a Dubai, Haifa e Tel Aviv nel caso in cui verranno effettuate aggressioni nel suolo della repubblica islamica.
La risposta di Trump non si è fatta attendere anche se è arrivata strategicamente con tono diplomatico. Il numero uno alla Casa Bianca infatti si è limitato a dire che si sta facendo il conteggio dei danni e delle vittime in una situazione non preoccupante visto che gli Stati Uniti sono dotati dell'esercito più forte e preparato del mondo.
In questa nottata turbolenta altre due notizie hanno scosso i mercati: la prima è che l'autorità aeronautica americana ha posto il veto a tutti i velivoli civili di varcare la zona del Golfo Persico, sebbene la restrizione c'era già da tempo; la seconda è lo schianto di un Boeing 737 decollato dall'aeroporto di Teheran con destinazione Kiev, sembra che i 180 tra i passeggeri e l'equipaggio siano tutti morti.

La reazione delle borse

La seduta dei mercati asiatici in questo contesto non poteva che essere negativa anche se con recuperi consistenti dopo le dichiarazioni dei vertici iraniani e americani. Il Nikkei di Tokyo era a arrivato a perdere oltre il 2% però ha chiuso a -1,2%, anche gli altri listini asiatici hanno fatto registrate perdite appena sopra l'1%.
Da segnalare che Samsung Electronics, primo produttore di telefoni cellulari al mondo, ha guadagnato oltre il 2% nonostante abbia comunicato che il margine operativo lordo dell'ultimo trimestre del 2019 sarà inferiore del 30% rispetto allo stesso periodo del 2018 e questo è abbastanza anomalo se si pensa che la notizia non era attesa e quindi già scontata dal mercato.

Oro e petrolio sugli scudi

L'escalation della crisi in Medio Oriente consegna all'oro l'ottava seduta in rialzo spingendolo a oltre 1.600 dollari l'oncia. Ormai, a detta dei più, sembra che il metallo giallo si possa indirizzare, magari entro la fine di quest'anno, verso il record di 1.900 dollari toccato nel 2011 quando impazzò la crisi dei PIGS. Probabilmente l'evolversi della situazione iraniana potrà solo accelerare o rallentare un decorso che sembra ormai delineato, ma il sentment di fondo degli investitori è quello comunque di cautelarsi qualunque cosa succeda nei mercati.
Il petrolio è volato spedito a 71,75 dollari riguardo il Brent e a 65,65 per quanto concerne il Wti, dopo la notizia dei quindici missili iraniani lanciati sulle basi Usa, poi ha ritracciato verso livelli meno preoccupanti dopo il comunicato di Trump. Tutto sommato la reazione dei mercati in merito alla quotazione del greggio è stata finora composta, ma la chiave di volta potrebbe essere l'eventuale blocco allo stretto di Hormuz da cui transita il 20% del consumo giornaliero mondiale di oro nero. Se arrivasse questa decisione in breve tempo i prezzi potrebbero esplodere fino anche ad arrivare a 100 dollari al barile, picco massimo in seguito alla bolla di qualche anno fa.

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