Argentina: dalla padella alla brace? Vedremo...

  • Peronisti di nuovo al governo dopo il periodo Macri con Alberto Fernandez
  • Banca Centrale Argentina subito stretta sui cambi: non si possono acquistare piu’ di 200 dollari al mese
  • Mercati preoccupati e possibile ulteriore svalutazione del peso argentino
  • Macri paga la crisi economica, i mancati investimenti, la svalutazione monetaria e il livello di inflazione che hanno portato alla povertà il 35% della popolazione

Il “si se puede”, slogan con cui Macri ha affrontato gli ultimi mesi di campagna elettorale, non ha prodotto gli stessi effetti del piu’ celebre “yes we can” che garanti’ ad Obama la presidenza degli Stati Uniti.

Anzi non solo non è riuscito a vincere ma neppure a raggiungere il ballottaggio poichè lo sfidante Fernandez si è aggiudicato il 48% delle preferenze contro il 40% del presidente uscente.
Ma dove ha sbagliato Macri?
Le premesse erano davvero ottime dato che Macri aveva il favore di tutti, mercati compresi nel 2015: la sua promessa consisteva in una svolta liberale e liberista, con promesse di grandi investimenti ed opere pubbliche cosi’ da stimolare l’iniziativa privata, potenziando le infrastrutture per una florida ripresa economica. Il cambio era 1 dollaro per 9 pesos all’inizio del suo mandato.

A distanza di quattro anni i risultati sono i seguenti:

  •     inflazione al 55% con ripercussione sui prezzi dei beni di prima necessità;
  •     svalutazione del cambio: oggi un dollaro vale 60 pesos contro i 9 di inizio mandato;
  •     aumento vertiginoso del livello di povertà: ora piu’ del 35% della popolazione è in questo stato
  •     Pil sceso del 7% negli ultimi 2 anni
  •     Livelli di disoccupazione piu’ alti da 14 anni a questa parte

I fondi per realizzare le politiche espansive Macri li aveva ricevuti dal Fondo Monetario Internazionale, ma i 57 miliardi sono stati utilizzati per ripagare i debiti in scadenza e posticipare cosi’ l’ennesimo default già annunciato.

La rabbia sociale ha riportato ora lo scettro nelle mani dei peronisti anche se visto il passato sembra un passaggio “dalla padella alla brace”. Bisogna ricordare infatti che fu proprio Cristina Fernandez in Kirchner, al governo del Paese dal 2007 al 2015 ha causare la recessione con le sue politiche di nazionalizzazione forzata. La stessa si era presentata formalmente come terza candidata ma ha praticamente sostenuto la candidatura di Alberto Fernandez.

Il primo provvedimento nel caos attuale è stato effettuato dalla Banca Centrale Argentina e rimarrà in vigore fino al 10 Dicembre (giorno dell’insediamento ufficiale del nuovo governo): che ha abbassato da 10’000 a 200 il limite mensile di dollari che i cittadini possono comprare (con limite a 100 se si effettua l’operazione in contanti). Se da un lato si cerca di evitare eccessive svalutazioni del cambio, dall’altra parte il provvedimento sta provocando un rialzo dei tassi di interesse.

Gli argentini si fidano ormai solo della stabilità del dollaro e nel corso degli anni hanno cercato di accumularne il piu’ possibile. Una stima pubblicata dal Sole24ore sostiene che  gli attivi fuori dal sistema finanziario superano quota 300 miliardi di dollari; ciò rappresenta l’85% del Pil, stimato a quota 350 miliardi di dollari. La fiducia nelle istituzioni finanziarie argentine (anche a causa dei numerosi default) è ai minimi storici e quindi i cittadini preferiscono tenere dollari sotto i materassi invece che pesos/dollari nelle banche creando cosi’ un immenso giro di economia sommersa.

---

!!!ATTENZIONE!!!

Giovedi comincia il corso sulle Figure dell'Analisi Tecnica, guarda QUI il programma

0 - Commenti