Approccio "Contrarian" negli Investimenti e nel Trading

Il nostro indice principale, il Ftse Mib, è oggi in una situazione difficile. Lo spread non riesce a scendere sotto i 300 punti, mentre resta alto lo scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra.

Il portoghese Mário Centeno, presidente dell’Eurogruppo, tuona: «L’Italia mostri impegno!»  Sì, proprio un portoghese e non il solito tedesco o olandese. Intanto il ministro Tria, ultimo ‘paladino’ tra i moderati, sostiene che seguire le indicazioni della Ue sarebbe suicida.

C’è ancora una grande distanza con la Commissione europea che attua il controllo tecnico sui bilanci nazionali e che ha bocciato la manovra e chiede di cambiarla in modo sostanziale.

Tra i nostri governanti c’è la convinzione che il rischio Paese, espresso nei rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni, si sia stabilizzato attorno al 3,3%-3,5% nelle ultime due settimane perché gli investitori oggi sarebbero un po’ meno preoccupati di prima.

Non è così purtroppo: la presunta tregua delle vendite sui Btp è un fenomeno frutto della persistenza della sfiducia. Può andare in pezzi da un momento all’altro, non appena il Tesoro dovrà raccogliere liquidità per il 2019. Il processo graduale di riavvicinamento dello spread ai paesi dell’area mediterranea come Spagna (spread bonos/bund a 120) o Portogallo (spread OT Portogallo/BUND a 195) avrebbe dovuto concretizzarsi rapidamente, invece purtroppo si consolida.
Siamo in una situazione difficile, difficile immaginare come possa concludersi.

Negli Stati Uniti invece “Il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi, mentre l'attività economica continua ad espandersi ad un ritmo forte", si legge nel comunicato (8 nov.) post-Fomc della FED.
I dati sull’occupazione americana, i Non-Farm Payrolls di ottobre, hanno sorpreso le attese degli analisti: sono eccellenti!
Trump non trionfa nelle elezioni di midterm, ma alcuni analisti vedono la vittoria dei democratici alla Camera dei rappresentanti come un fattore positivo: la borsa con il congresso bicefalo storicamente è salita meglio che nella situazione monocolore di Camera e Senato.  

E quindi che fare?
Sono un convinto assertore dell’imprevedibilità dei mercati e quindi quando prefiguro degli scenari sui listini azionari, ipotizzo semplicemente quale potrebbe essere il miglior rapporto rischio rendimento per eventuali investimenti.

Ipotesi soggettive per le quali Il rischio non deve essere inteso come una brutta parola, ma come un propellente necessario, anche se non sufficiente, per cercare di ottenere un rendimento positivo. Definire il rischio come un qualcosa di negativo identificandolo solo come responsabile di perdite potenziali, o, peggio ancora, pensare di poter ottenere rendimenti accettabili in sua assenza, sono considerazioni scorrette.  In ambito di scelte d’investimenti, il concetto di rischio deve ben essere inteso nel suo vero significato, ovvero il rischio è sì un sinonimo di probabilità di una perdita, ma è anche l’unico mezzo per percepire una remunerazione che spetta a chi lo affronta.

Sono convinto che la qualità del trader dipenda non tanto dalla capacità di analizzare esattamente un contesto. Per prendere delle decisioni operative e strategiche invece è importante intuire quanto i prezzi siano coerenti con il contesto ed ancor di più è fondamentale intuire quanto un mercato abbia scontato una determinata situazione, sia negli eccessi negativi che in quelli positivi.
In sintesi, nei mercati finanziari, quando il rischio percepito diventa di pubblico dominio, allora, paradossalmente, i rischi diminuiscono, il che non significa affatto che affrontare una situazione particolarmente rischiosa debba essere la strada dell’investitore, ma poiché il rischio è solo stimabile e non quantificabile, tale stima deve essere fatta senza considerare le emozioni del momento ma facendo riferimento a quello che è il valore intrinseco delle migliori azioni quotate. 
Recentemente mi hanno domandato come era possibile ipotizzare un futuro migliore del listino italiano rispetto a quelli degli Stati Uniti d’America. Ho risposto che “i prezzi delle azioni sono sempre espressione dell’equilibrio dei mercati, e che chi compra oggi azioni italiane non deve essere necessariamente considerato più stupido di chi compra Apple o Amazon o Google!”.
Spesso gli investitori tendono a dare troppa importanza agli eventi recenti e di forte impatto emotivo, che non necessariamente saranno decisivi per i destini delle aziende.

Il giorno 7 maggio 2018 il Ftse Mib quotava 24.544 e guadagnava, per l’anno in corso, il 12,3% (oltre alcuni dividendi pagati). Avevamo la borsa più performante al mondo. Finalmente gli investitori avevano riscoperto i nostri titoli principali perché li giudicavano a sconto. Poi è successo quello che sappiamo, ma è ancora tutto rimediabile, ci sono motivi validi per avere delle apprensioni, ma non li stiamo scontando troppo?   
Per il 2019 ipotizzo un’Italia sovraperformante gli yankee.
Io ci scommetto: “È il mio lavoro!”

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13 - Commenti

pietro vecchi

pietro vecchi - 12/11/2018 12:38 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 12/11/2018 13:22 Rispondi

Luca Discacciati

Luca Discacciati - 12/11/2018 13:19 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 12/11/2018 13:22 Rispondi

vincenzo amantonico

vincenzo amantonico - 12/11/2018 13:32 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 12/11/2018 14:58 Rispondi

Raffaele Parisi

Raffaele Parisi - 12/11/2018 13:36 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 12/11/2018 14:58 Rispondi

Pietro Montanero

Pietro Montanero - 12/11/2018 14:07 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 12/11/2018 14:57 Rispondi

Gabriele Iccasi

Gabriele Iccasi - 12/11/2018 19:13 Rispondi

Tony Cioli Puviani

Tony Cioli Puviani - 13/11/2018 09:23 Rispondi

Andrea Costa

Andrea Costa - 13/11/2018 15:28 Rispondi