2020: rally azionario grazie a Cina e Usa

  • Cina e Usa potrebbero sostenere un rally azionario anche nel 2020
  • Le azioni si avviano a chiudere il loro miglior dicembre degli ultimi 6 anni
  • Africa e sud est asiatico tra i nuovi protagonisti del futuro

Dopo le paure dei mesi passati, paradossalmente, potrebbero essere proprio Stati Uniti e Cina a favorire il rally del 2020. Paradossalmente perché, proprio nei mesi scorsi, sono state loro a condannare più volte i mercati alla volatilità.

Il miracolo dello step one

Tensioni costanti e colpi di scena hanno caratterizzato le quotazioni e le performance degli indici azionari di tutto il mondo. Adesso, invece, la firma sull'accordo (step One) annunciato nei giorni scorsi potrebbe mettere il turbo alle quotazioni dei mercati internazionali anche nel prossimo anno. Continua perciò l'ottimismo degli analisti sui mercati del 2020 anche se qualcuno di loro che vede una fase di consolidamento nella prima metà dell'anno. In questo caso l'ago della bilancia saranno le elezioni degli Stati Uniti, elezioni presidenziali che, allo stato attuale dei fatti non hanno un esito ancora chiaro.

Il fattore politico

Infatti il favorito resta ancora il repubblicano Donald Trump ma solo perché, nonostante l'impeachment, i democratici non sembrano in grado di offrire un'alternativa credibile. Inoltre proprio lo stesso Trump potrebbe sfruttare l'accordo con la Cina per la sua campagna elettorale. Il motivo? Parte della sua base elettorale, infatti, è costituita da agricoltori e l'accordo con Pechino prevede acquisti massicci di prodotti agricoli da parte della Cina. In realtà finora le cifre non sono state confermate (si parla di 50 miliardi di dollari di acquisti cinesi) resta però il fatto che sicuramente  la Cina dovrà aumentare molto probabilmente il quantitativo di soia acquistata.

Politica ed economia

Da parte sua l’S&P 500 è arrivato superare i 3200 punti non più tardi di venerdì scorso sfiorando il 28,5% di crescita da inizio anno. Parallelamente anche il Nasdaq intravede i 9000 punti. Sempre venerdì scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato di un colloquio ottimo avuto con il suo collega, il presidente cinese Xi Jinping. Ma non è solo la questione dei dazi a inviare segnali positivi. Anche alcuni dati macroeconomici sembrano essere in fase di miglioramento e in tutto questo la Banca Centrale continua a essere presente, ma non più in maniera invadente come prima.

I contrarian

Non appartiene invece alla schiera degli ottimisti Simon Baptist, capo economista dell’Economist Intelligence Unit (EIU)  che sottolinea come i modelli di crescita stiano cambiando e che la crescita stessa, in futuro, potrebbe anche non esserci. Le sue previsioni per i prossimi 10 anni, infatti, parlano di una crescita  dimezzata nei prossimi 20 anni rispetto a quella registrata in questi primi 10 anni del 2000. I protagonisti del futuro? Africa e sud-est asiatico.

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