2019 alla fine: si tirano le somme

  • Il mercato azionario mondiale è aumentato di 17 trilioni di dollari nel 2019
  • L’S&P 500 ha guadagnato il 50% dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca
  • Nonostante la volatilità dovuta alla guerra dei dazi USA-Cina, il 2019 è stato un anno da incorniciare per l’azionario

Come si è spesso detto ultimamente, il 2019 è stato un anno record per i mercati azionari mondiali. Un anno da incorniciare che, nella storia dei mercati, verrà ricordato come quello in cui le Borse azionarie internazionali hanno guadagnato 17 trilioni di dollari circa, stando alle proiezioni di Deutsche Bank.

Rally dei mercati

Indubbiamente una mano a tutto questo è arrivata anche dall'atteggiamento estremamente conciliante delle banche centrali le quali, pur non adottando più le politiche invasive di un tempo, si sono messe a disposizione per sorreggere la fase di cauto ottimismo che si sta diffondendo sulle borse.  Guardando ai singoli settori, i titoli tecnologici sembrano aver rappresentato una parte importante di questo rally. Un rally che, in prospettiva della presenza di Donald Trump alla Casa Bianca e di una sua possibile rielezione, assume più di un significato. Ma procediamo con ordine.

BCE-FED

Si è detto di una spinta sui mercati arrivata dalle banche centrali. Il primo esempio è quello della BCE, la quale ha immediatamente dato vita ad un atteggiamento dovish che ha contraddistinto non solo le strategie dell'italiano Mario Draghi, ma anche quelle del suo successore, l'ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale, la francese Christine Lagarde. Per quanto riguarda i mercati statunitensi, la Banca Centrale a stelle e strisce, la Federal Reserve ha tagliato il tassi di interesse per ben tre volte quest'anno. Una decisione che, sebbene in apparente contrasto con la cautela più volte proclamata dal governatore della Fed Jerome Powell, è andata incontro ai desiderata dell'inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, il quale ha sempre chiesto, e a quanto pare ottenuto, un dollaro debole. 

Usa-Cina: step one

Ciliegina sulla torta, oltre a un dicembre che statisticamente è da sempre il mese migliore per il mercato azionario in tutto l'anno, è arrivato anche il famoso accordo tra Stati Uniti e Cina. Si tratta di un primo passo (step-one) che dovrebbe essere un punto di partenza per una serie di altri accordi parziali. In realtà i dubbi sono diversi, soprattutto considerando che i particolari devono ancora essere resi noti. Ad ogni modo rappresenta comunque la dimostrazione di un progresso. Utile anche come asso nella manica per una possibile rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Non spaventa più neanche il pericolo di impeachment. Infatti, il secondo verdetto del Senato, quello che dovrebbe assolvere Trump e quindi rovesciare la condanna della Camera, appare praticamente certo. Ultimo tassello, una strada spianata per la brexit, con elezioni inglesi che hanno dato una maggioranza salda e un parlamento in mano definitivamente ai conservatori dell'attuale premier Boris Johnson. 

Gli indici Usa

In tutto questo il rally degli Stati Uniti è stato protagonista. Infatti sia l’ S & P 500 che il Dow Jones Industrial Average e il Russell 2000 hanno registrato un aumento di oltre il 20% quest’anno. In particolare l’S&P500, dall’elezione di Trump, è arrivato a +50% contro una media del 23% rispetto agli altri presidenti. Parallelamente anche le aziende a stelle e strisce hanno visto un anno da incorniciare. In particolare, guardando i singoli nomi, si parla, ad esempio, di +80% per Apple e +57% per Facebook.

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