Tracker Certificate Industry 4.0

La quarta rivoluzione industriale

La prima rivoluzione industriale (1750-1850) o Industria 1.0 ha dato inizio ad un processo di evoluzione della società, da sempre basata sull’agricoltura, il commercio e l’artigianato, trasformandola irreversibilmente in una società moderna e basata sull’industria manifatturiera. L’utilizzo dell'acqua e del vapore nonché l’introduzione dell’utilizzo delle macchine nei processi produttivi diedero inizio all’industria vera e propria, introducendo la manodopera salariale e semplificando il trasporto delle merci.

La seconda rivoluzione industriale o Industry 2.0 invece si distingue per la produzione in massa o produzione in serie, catene di montaggio e due nuove fonti di energia: petrolio ed elettricità.

La terza rivoluzione industriale o Industry 3.0 segna la fine della produzione basata sul Fordismo della precedente e introduce l’informatica, l’elettronica e l’automazione. È la rivoluzione della tecnologia dell'informazione (IT). Non ancora conclusa, ha aperto le porte all’Industry 4.0, la quarta rivoluzione industriale.


Il concetto di Smart Factory

L’Industry 4.0 indica la tendenza all’integrazione delle nuove tecnologie produttive all’interno dei processi di produzione industriale per migliorare le condizioni di lavoro e la produttività.

Il concetto al centro della quarta rivoluzione industriale è la ‘Smart Factory’ o Industria intelligente.

Il termine è stato coniato nel 2011 dal professore tedesco di fisica Henning Kagermann. In uno dei suoi articoli scientifici, pubblicato nel 2013 e nella rivista "IM - Information, Management e Consulting" (‘Industria 4.0 - Come sono i processi produttivi nel 2020?’), Henning, ex CEO della società tedesca SAP e presidente dell'Accademia tedesca delle scienze ingegneristiche, spiega il concetto alla base della ‘Smart Factory’ in questi termini: "In futuro non si tratterà più di filiere di produzione, ma di network a valore aggiunto, ottimizzati in tempo reale”.

Le "Smart Factory" fondono infatti il mondo virtuale dei big data, del cloud, dell’Internet of Things con la produzione fisica, consentendo alle aziende di reagire in tempo reale alle fluttuazioni della domanda, dell'offerta e alle necessità dell’intera catena del valore. L'industria 4.0 risolve così la contraddizione tra la produzione individuale e i guadagni prodotti da economie di scala.
 

Maggiore efficienza e personalizzazione

Integrando nel network produttivo i dati di fornitori e clienti, dei propri impianti di produzione, processi, materiali e prodotti finiti si crea una logica di produzione completamente nuova, più efficiente e con maggior valore aggiunto. La digitalizzazione rende la produzione più veloce, flessibile, trasparente e conveniente. Per riuscire a rispettare e tener conto delle esigenze individuali, è ora possibile produrre più tipologie di prodotto, personalizzate e adatte alle esigenze dei diversi clienti, senza alcuna perdita di efficienza. Ma tutto questo è tecnologicamente possibile? Assolutamente si. Infatti secondo Kagermann, i sistemi cyber-fisici (CPS) - la tecnologia alla base delle ‘Smart Factory’- suddividono il processo di produzione nei più piccoli servizi descrivibili in modo astratto rendendoli, pertanto, liberamente collegabili tra loro.

Si assiste quindi a un cambiamento di paradigma: ci si allontana gradualmente dal sistema di controllo centrale e si arriva ad un sistema di controllo decentralizzato. In questo modo, processi di complessità inimmaginabile possono essere controllati digitalmente. Il prodotto passa quindi dall’essere un elemento passivo ad un elemento attivo e determinante del processo. Il prodotto finito controlla così le proprie fasi di produzione prima del completamento.

Secondo uno studio di McKinsey l’Industria 4.0 porterà ad un miglioramento generalizzato dei processi produttivi: una riduzione dei costi di magazzino (20-50%), dei costi per la qualità dei prodotti (10-20%), del time to market (20-50%) nonché ad un incremento della capacità di predire la domanda (85%) e della quantità prodotta a parità di materie prime (3-5%).

Il vantaggio dei paesi europei

Secondo Roland Berger, questo fenomeno avvantaggerà soprattutto i Paesi europei, migliorandone la competitività internazionale. Infatti a causa degli elevati costi salariali, l'industria manifatturiera europea finora ha migrato spesso in altri paesi e nella maggior parte dei casi, alla delocalizzazione del sito produttivo all'estero seguiva anche un trasferimento del know-how, grazie ad esempio al trasferimento della funzione di ricerca e sviluppo, con un conseguente peggioramento della competitività. Con le ‘Smart Factory’ la manodopera non è più un costo rilevante perché molte delle attività possono essere svolte da robot interconnessi e rapidamente programmabili. Pertanto molte aziende potranno avere efficientemente i propri siti produttivi vicini al proprio mercato di sbocco.

Investire nell' industria 4.0

Gli investitori possono sfruttare tale opportunità di mercato grazie al Tracker Certificate Industry 4.0 che replica l’andamento del Solactive Industry 4.0 Performance-Index. L´indice replica 1:1 la performance delle 20 azioni più promettenti del settore. Le azioni componenti l’indice devono generare le vendite principalmente nel segmento dell’Industry 4.0. Le componenti vengono ridefinite ed equiponderate ogni sei mesi, secondo i criteri definiti nelle Guidelines dell’indice. Thomas Rappold, esperto riconosciuto nel campo dell'investimento tecnologico, è stato consultato per la valutazione e l’analisi dell’indice. “Comprare un euro per 50 centesimi", spiega in termini semplici lo stile d'investimento "Value Investing", applicato da Thomas Rappold. Questi ha trasferito i propri criteri di selezione all'industria tecnologica e li applica al processo di selezione del Solactive Industry 4.0 Performance-Index, tenendo conto di barriere d’ingresso, barriere alla crescita del mercato, qualità del management e internazionalità della società.

 

Tracker Certificate Industry 4.0 (ISIN: DE000VN9C394; Cod. Negoziazione: FINDU4).

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