Come compensare le minusvalenze con i Certificates

Oggi la tassazione sui redditi finanziari è molto più alta che in passato: fino al 2011 l’aliquota era pari al 12.5% per tutte le rendite finanziarie, dal 2012 è passata al 20% e dal 1° luglio 2014 al 26%, salvo che per i titoli del debito pubblico, ed equiparati, rimasta al 12,5%.
Perciò è importante ottimizzare la gestione fiscale degli investimenti, anche in considerazione dei rendimenti generalmente bassi degli ultimi anni, ed evitare di perdere il credito fiscale derivante da perdite subite negli investimenti finanziari (minusvalenze).

I redditi finanziari si distinguono in redditi di capitale e redditi diversi. I primi sono costituiti, ad esempio, da interessi su prestiti, mutui e conti correnti, dividendi di azioni e obbligazioni, da ETF e fondi comuni di investimento, mentre i secondi derivano da guadagni eventuali ed incerti, come le plusvalenze sulla cessione di titoli, cedole condizionate, su cambi valutari ecc.

La differenza sostanziale è che i redditi diversi – contrariamente a quelli da capitale – consentono la compensazione delle minusvalenze. Più precisamente: le minusvalenze, comunque prodotte, possono essere compensate solo con plusvalenze aventi natura di redditi diversi. Quindi se un investitore tratta solo strumenti che generano redditi da capitale non potrà compensare eventuali minusvalenze subite. Per farlo dovrà investire in titoli che producono redditi diversi, con le cui plusvalenze potrà compensare tutte le minusvalenze subite. C’è un limite temporale per la compensazione delle minusvalenze: quattro anni successivi a quello in cui si sono determinate. Quindi, ad esempio, le minusvalenze del 2013 possono essere estinte entro il 2017, oltre tale limite non ci sarà la possibilità di recuperare il credito d’imposta.

I certificati di investimento rappresentano uno degli strumenti finanziari con la maggiore efficienza fiscale, perché consentono la compensazione delle minusvalenze, sia con i proventi delle cedole (condizionate) che con quelli derivanti dalla differenza favorevole tra il prezzo di acquisto e quello di vendita del certificato.
Tra i certificati, alcuni hanno caratteristiche che favoriscono maggiormente la possibilità di compensare le minusvalenze, i cash collect e gli express, ma soprattutto i maxi cedola, che presentano la caratteristica di offrire da subito, o quasi, una ricca cedola a doppia cifra e poi un flusso cedolare con cadenze temporali varie, non tassato alla fonte.

Al momento ci sono diverse opportunità, certificati di nuova emissione particolarmente idonei per le finalità che ho decritto sopra,  e – per di più – con rendimenti alla scadenza  molto interessanti.

3 - Commenti

Silvestro Ventrella - 29/05/2017 23:05 Rispondi

molto interessante enzo... potresti fare qualche esempio di opportunità finalizzata a quello che hai detto!!!

grazie

 

enzo testa - 30/05/2017 20:18 Rispondi

Ci sono diversi certificates che offrono una ricca maxi cedola iniziale, ad esempio due emessi da Commerzbank, uno con Isin DE000CZ44X99, maxi cedola del 18% e l'altro con Isin DE000CZ44Y72, con cedola del 25%. Segnalo anche due certificates emessi da Exane, Isin FREXA0006124, con maxi cedola dell'11% e l'altro con Isin FREXA0006074 e doppia maxi cedola del 7,5% cadauna. 

 

Silvestro Ventrella - 30/05/2017 23:02 Rispondi

ok grazie tante