Torna la volatilità sul Bitcoin: -10%

Niente da fare per il Bitcoin. La stabilità non è cosa da criptovalute. La dimostrazione arriva non più tardi di 24 ore dopo un record annuale (100% da inizio del mese) che ha portato la maggiore delle monete virtuali a quota $ 8.000. Un rally che, per sua natura, non era destinato a durare a lungo. E i fatti hanno dato ragione ai pessimisti.

I numeri del crollo

Calo del 10% che ha portato BTC a livello di $ 7.000 per poi scendere ulteriormente a 6.600 e rialzarsi, intorno alle 9 (ora italiana) a 7,314.86 dollari. Un trend che ha coinvolto anche tutte le altre monete virtuali. Prima fra tutte Ethereum, sceso del 7,97% a $ 241,33, mentre Ripple è sceso del 15,4% a $ 0,399378. Spostando questi dati sull’intera capitalizzazione di mercato delle cripto è impossibile non notare un -8%, pari a oltre 21 miliardi di dollari bruciati in 24 ore.

Prese di profitto

Il motivo è forse anche fin troppo semplice da spiegare: in un settore estremamente volatile ed incerto come quello delle criptovalute, una quotazione di 8mila dollari praticamente pari al doppio di quella vista negli ultimi 30 giorni, era un chiaro segno di speculazione in atto. E come tale era doveroso sfruttarla nella sua estemporaneità. In altre parole: sono arrivate immediate le prese di profitto. A questo si aggiungano anche gli ordini che hanno liquidato corpose posizioni.

Le ragioni del crollo 

Un esempio è l’ordine di vendita registrato da Bitstamp su 3.645 BTC pari a 26,8 milioni di dollari e che potrebbe essere stato il cavallo di Troia che ha spinto il bitcoin al di sotto dei 7mila dollari. Ad ogni modo, a prescindere dalla volatilità di queste ore, BTC rimane su un periodo di giorni registra ancora un aumento di $ 14 miliardi

Lontani i tempi in cui, a novembre del 2017, Bitcoin superò per qualche tempo i 20mila dollari per poi crollare, inesorabilmente, ai minimi di 3.300. Cosa farà aumentare a questo punto i volumi di mercato riportando una certa stabilità nel settore? Solo l’intervento dei grandi investitori. Questi ultimi, forse, più interessati all’uso e alle potenzialità della blockchain che non alle monete virtuali. O per lo meno a quelle più piccole.  

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