Supporti di lungo periodo in vista per Ripple

Una delle notizie più interessanti dell’ultima settimana proveniente dal mondo delle criptovalute a mio modo di vedere è quella che ha coinvolto Ripple.

L’accordo con la seconda società al mondo in termini di volumi di rimesse rappresenta finalmente qualcosa di concreto che pone Ripple al centro di un’attività commerciale di rilievo. 

MoneyGram infatti ha iniziato a utilizzare la soluzione di liquidità xRapid di Ripple il 3 agosto. Il sistema xRapid - che utilizza il token XRP per permettere di effettuare trasferimenti istantanei di denaro in due valute diverse non è stato finora particolarmente utilizzato dagli altri clienti di Ripple, come Santander, Standard Chartered e American Express.

Secondo il CEO di Ripple abbiamo di fronte uno dei primi casi di utilizzo di criptovalute su larga scala.

Il volume di xRapid ha registrato una crescita del 170% tra il 1° e il 2° trimestre del 2019. Ripple sta vanta già oltre 200 clienti in tutto il mondo ed ogni settimana chiude un accordo con almeno due istituti creditizi. Nel secondo trimestre 2019 Ripple ha registrato un incremento nelle vendite di XRP pari al 48% rispetto al trimestre precedente, vendendo ben 251,51 milioni di dollari di token.

Fattori certamente positivi questi che però non vengono riconosciuti dal mercato.

In un post di qualche settimana fa segnalavo come Ripple non aveva partecipato al rally delle criptovalute di questo 2019.

Tuttora, a fronte di un Bitcoin che dall’inizio dell’anno ha fatto +200% , Ripple rappresenta l’unica cripto tra le majors a vantare un saldo negativo di oltre 15 punti percentuali.

Tecnicamente il grafico è eloquente. Non solo non c’è stata alcuna reazione da parte di XRP, ma ora vengono addirittura minacciati i supporti “storici”.

Come si vede dal grafico per Ripple su 0.28 si posizionano ben 4 minimi realizzati dal dicembre 2018 ad oggi. Sotto si scivolerebbe a 0.255, il doppio minimo generato dall’esaurimento della discesa provocato dalla scoppio della bolla speculativa a dicembre 2017.

Ipotesi di test, quella dei supporti, che riteniamo possibile soprattutto osservando l’andamento dell’oscillatore RSI.

In tutti i casi di minimo citati in precedenza e realizzati a 0.28, l’RSI si trovava in ipervenduto (qui abbiamo utilizzato un RSI a 9 giorni). Al momento siamo poco sopra l’asticella di 30, quel livello che fa da spartiacque tra la neutralità e l’ipervenduto.

Tra 0.255 e 0.28 secondo me è possibile azzardare un long Ripple ovviamente avendo la premura di fissare un rigido stop loss. Anche solo un rimbalzo dettato dall’importanza dei supporti potrebbe fornire qualche soddisfazione ai trader che giocano sui trading range.

In chiusura segnaliamo anche l’aspetto forza relativa con Bitcoin.

Ad inizio anno servivano poco più di 10 mila XRP per BTC mentre ora siamo a ben 40 mila XRP per BTC. Non siamo al livello record visto che a dicembre 2017 servivano oltre 80 mila Ripple per Bitcoin, ma questo dà l’idea di come Ripple non sembra proprio scaldare i cuori degli amanti del mondo crypto. Almeno per ora.

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