Sec penalizza Gram

Grossi guai per Gram, ennesima prova del rischio security

Prima l’entusiasmo per il lancio imminente di Gram, il token di Telegram che avrebbe dovuto iniziare a girare su TON da fine ottobre. Poi la doccia gelida da parte della SEC: la criptovaluta è una security, quindi la raccolta fondi del 2018 che l’aveva in oggetto è irregolare. La classificazione come asset finanziario regolamentabile è al momento la minaccia maggiore per il mercato delle valute digitali. Poche ma buone le escluse: in primis Bitcoin e Ethereum. E le altre?

 

La vicenda Gram

Circa 2 anni fa Telegram ha annunciato l’intenzione di lanciare Gram, una criptovaluta finalizzata a realizzare transazioni di acquisto e vendita sull’app e i suoi canali: chat, bot, gruppi e canali. Il token avrebbe dovuto essere - o molto ottimisticamente, sarà – gestito tramite una blockchain decentralizzata, TON, acronimo di Telegram Open Network. Telegram però non avrebbe avuto controllo diretto su TON. Questo per evitare vari problemi, inclusi quelli di sicurezza, possibili con una sovrapposizione diretta fra il network e il servizio di messaggistica.
Dal punto di vista tecnico, le specifiche di TON avrebbero consentito a GRAM di rivelarsi un metodo di acquisto e pagamento estremamente economico ed efficiente. Il progetto della blockchain infatti prevedeva l’uso del PoS e di una multi-chain, ossia una suddivisione in blockchain secondarie per bilanciare il carico nei momenti di maggiore traffico. Tutto questo avrebbe garantito la possibilità di eseguire milioni di transazioni al secondo. I pagamenti sarebbero stati effettuati su TON Payments, una rete separata.
La news di un token del popolare Telegram, che secondo le ultime stime conta oltre 260 milioni di utenti, sin dall’inizio ha riscosso ampi consensi da una parte e un atteggiamento ostile da parte dei governi dall’altra, sulla falsariga del progetto Libra di Facebook.
Nel 2018 Telegram ha lanciato una ICO subito ritirata. Motivo ufficiale: le 2 precedenti sales private – di febbraio e marzo 2018 - avevano già fruttato la raccolta di 1,7 miliardi di dollari, versati da 171 investitori istituzionali. Nel corso della prima vendita il prezzo del token era di 0,37 $, nella seconda 1,33 $. Secondo gli accordi presi con gli investitori, il lancio di GRAM su TON avrebbe avuto una scadenza massima fissata al 31 ottobre 2019. In caso d’inadempimento, Telegram avrebbe dovuto restituire i fondi.
In realtà, già all’epoca la SEC rilasciava dichiarazioni sul giro di vite da attuarsi sulle ICO. E’ quindi estremamente probabile che il vero motivo della cancellazione della sua Initial Coin Offering, verso la quale c’era grande interesse, sia stata la volontà di Telegram di risparmiarsi accuse e procedimenti legali.
Arriviamo a quest’anno. Sul mercato OTC è iniziata la vendita “sottobanco” del token a volumi non trascurabili. Perché sottobanco? Semplice: secondo gli accordi con l’emittente, gli investitori avrebbero dovuto detenere Gram fino al lancio di TON, previsto appunto a ottobre. La quotazione pur se ufficiosa ha garantito loro un buon gain: la criptovaluta aveva un prezzo tra 1,60 $ e 2 $.
Il 10 luglio è iniziata una vendita ufficiale su Liquid, con prezzo fissato a 4 dollari. Nonostante l’esclusione di buyers statunitensi e giapponesi, pare siano stati venduti circa un milione di token.
Non avendo possibilità di ulteriori rinvii, Telegram ha annuncio l’avvio della mainnet per il 31 ottobre. Ma l’operatività di TON è posticipata a data incerta: venerdì scorso la SEC ha bloccato l’emissione dei token tramite ordinanza restrittiva rivolta a Telegram e TON. La causale è la vendita di Gram senza registrazione dell’operazione presso la SEC, obbligatoria per tutti gli asset finanziari.
La criptovaluta insomma è una security.


Perché la classificazione in security è letale per una valuta digitale
Se Gram è una security, ossia uno strumento finanziario amministrato da un’autorità identificabile, significa che il fine della sua compra-vendita e detenzione è il gain, sulla falsariga di azioni, indici e futures. Questo comporta il suo assoggettamento alla normativa vigente con oggetto gli asset finanziari. Quindi regole restrittive su investimenti e speculazioni – ad esempio non sarebbe più possibile il pump and dump -, obbligo di trasparenza, tassazione su criteri diversi dagli attuali, etc.
Va da sé che le criptovalute come Gram, una volta stabilita la natura di security, diventerebbero meno appetibili perché non offrirebbero più la possibilità di strategie di trading e investimento altamente remunerative – di fatto sarebbero meno volatili e meno rischiose -. Al contempo non godrebbero della solidità economica delle valute fiat né degli strumenti finanziari quali le azioni, agganciate a un’economia reale. D’altro canto, diventando potenzialmente negoziabili sui mercati regolamentati potrebbero attirare investitori oggi frenati dall’insicurezza del mercato crypto e dal rischio truffe. Il sentiment generale però è che gli svantaggi supererebbero di gran lunga i vantaggi.
Una commodity e una utility sono invece strumenti creati con altre funzioni, come ad esempio, nel caso di un’utility, l’accesso a un servizio. Il lucro non è escluso, ma a differenza delle security in cui è il fine, in queste 2 categorie si ottiene come effetto collaterale. Un paradosso, se si pensa al Bitcoin, strumento che più speculativo di così non si può. Eppure, per quanto la sua capitalizzazione derivi unicamente dalle immense aspettative di guadagno che hanno traders e investitori su BTC, la mancanza di un’autorità centrale che lo gestisca lo affranca dalla classificazione come security. Idem per Ethereum.


Conclusioni
Oltre a Gram, altri token sul mercato e diverse ICO corrono il serio rischio di essere classificati come security. La SEC, date le proporzioni del mercato crypto e ormai accertata l’improbabilità di un suo collasso definitivo, non cesserà di attenzionare il settore. Nemmeno Bitcoin ed Ether in realtà sono al riparo da futuri aggiornamenti normativi.
La strategia migliore appare quindi un monitoraggio costante delle mosse della SEC, in particolare in caso di hodling e per gli investimenti sulle ICO – questi ultimi perlopiù appaiono sconsigliabili -. Nel trading di breve periodo aperture tempestive di posizioni short selling in caso di notizie negative potrebbero rivelarsi redditizie, per quanto estremamente rischiose.

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