Ripple: prosegue il trend ribassista

Ripple: la criptovaluta prosegue il trend ribassista
La ripresa di Ripple è rinviata a data incerta. Un andamento almeno parzialmente positivo  l’avrebbe accomunata alla maggior parte delle altre criptovalute, che dopo il trend profondamente negativo della settimana scorsa stanno vivendo un’altalena di prezzi e volume di scambi con parziale ripresa o almeno riduzione della ripidità dell’andamento bearish. Ma così non è stato. Il suo prezzo è tuttora in calo, e pur mantenendosi sul terzo gradino del podio per capitalizzazione il volume di scambi giornalieri la colloca soltanto in settima posizione.
La difficoltà di XRP, se permane, potrebbe incrementare la corsa alle vendite con esiti potenzialmente infausti. Nemmeno le recentissime acquisizioni di Logos, piattaforma distribuita per pagamenti, e Algrim, società islandese attiva nel trading delle valute digitali, pare aver entusiasmato il mercato. La seconda operazione, tra l’altro, ha portato anche l’ingaggio di 6 ingegneri, col proposito dichiarato da parte di Ripple di utilizzarne il know-how per l’implementazione del programma On Demand Liquidity (ODL).
Eppure la valuta digitale di Ripple, XRP, e la piattaforma su cui circola hanno peculiarità tali che sembrerebbero garantirne l’interesse degli investitori. Apparentemente, almeno. Secondo diversi analisti le sue difficoltà originano invece proprio dal suo background particolare. Cerchiamo di capire perché.


Cosa distingue Ripple dalle altre criptovalute?
E’ senza dubbio una criptovaluta, ma Ripple, o meglio XRP, ha caratteristiche uniche: non intende sostituirsi alle valute fiat e non viene minata. Da quando esiste, era il “lontano” 2013, la quota di moneta digitale è di 100 miliardi di token, che non aumenteranno mai – in realtà anzi è previsto un decremento sulla base delle transazioni eseguite - . Una parte di queste unità sono state messe a disposizione degli acquirenti, mentre una parte rimane tuttora di proprietà di Ripple Labs Inc. che ha realizzato il progetto e lo gestisce.
Naturalmente la speculazione con questo asset è possibile come per ogni altra valuta digitale. I traders hanno dimostrato di crederci: nel gennaio del 2018 il market cap di XRP era di 130 miliardi di dollari. Poi il ridimensionamento del mercato e della singola valuta, tra alti e bassi, ha fatto scendere la capitalizzazione agli attuali 10 miliardi approssimativi.
XRP a parte, scopo di Ripple – le 2 sono strettamente vincolate fra loro, ovviamente - è realizzare transazioni fra diverse valute fiat. Il suo punto di forza è il poterlo fare in modo trasparente, anonimo, rapido, conveniente e sicuro tramite un protocollo P2P. I beneficiari target dell’innovazione apportata da XRTP – questo il nome del sistema di trasferimento fondi - appartengono al mondo reale: banche e istituzioni finanziarie. Il P2P, evitando intermediazioni, permette di velocizzare i tempi delle transazioni – secondi invece di ore, giorni, settimane –, di abbattere i costi delle transazioni e, grazie all’immutabilità della registrazione delle medesime sui ledgers, è garantita anche la sicurezza.
Il protocollo che regge XRTP, a differenza di quello delle altre criptovalute, ad iniziare dal Bitcoin, non adotta il metodo proof of work e nemmeno la sua alternativa, il proof of stake. Utilizza invece un sistema decentralizzato di verifica basato sul consenso. I validatori – che stanno a questo protocollo come i miners stanno al PoW- sono aziende o istituzioni reali come il prestigioso MIT.
Oggi si affidano alla tecnologia di Ripple UBS, Santander, Money Gram, UniCredit, la statunitense PNC fra gli altri istituti finanziari. E’ presumibile che in futuro il numero aumenterà. Del resto se alcune banche diventano più competitive grazie a un livello superiore di rapidità ed economicità di trasferimento fondi multivaluta, le altre non possono rimanere a guardare.
L’obiettivo dichiarato dal quadro dirigente di Ripple è proprio questo, affiancare le valute fiat colmando i deficit di queste ultime nelle transazioni estere, ovviamente con l’apporto delle nuove tecnologie su cui si basa. A luglio il CEO di Ripple ha inviato un appello al congresso USA, esortandolo ad accettare e regolamentare il settore – criptovalute, anche se la parola non è stata usata –.
Ma date queste premesse, XRP non dovrebbe avere quotazioni più positive? Forse, se non ci si mettesse di mezzo il dumping.


Ripple è regolamentata, rispetta le leggi, però…
Accanto a queste attività, Ripple ne sta svolgendo un’altra: il dumping. Le negoziazioni drogate degli XRP che detiene hanno cifre da capogiro. Soltanto i dati della scorsa primavera riportavano ufficialmente (s)vendite per 890 milioni di dollari, ufficiosamente potrebbero essere di più. Un gruppo di investitori retail in agosto ha perfino lanciato un’ironica petizione su change.org per chiedere la cessazione del fenomeno che lede i loro interessi. Risultato: rassicurazioni formali del CEO di Ripple, ripresa del dumping a settembre con uno scambio di token intrasocietario dal valore di 130 milioni di dollari…


Conclusioni
Riassumendo: Ripple sta finanziando le proprie acquisizioni, la propria innovazione, e questo dovrebbe irrobustire la sua penetrazione nel mondo della finanza reale, il mondo per cui è stata concepita. La vittima sacrificale per riuscirci è il prezzo del suo XRP.
Il trend bearish della valuta, però, quanto può durare prima che i traders si allontanino definitivamente? Il ribasso sotto a certi supporti porta a ulteriori ribassi, in una spirale che ha già inghiottito in passato altre criptovalute come Dash e Monero. E il network ha bisogno della sua moneta digitale, quindi non si può evitare di chiedersi se Ripple ha fatto bene i propri calcoli.
Fra le variabili in gioco ci sono poi le altre crypto. Il fintech legato alle crypto che si sta amalgamando alla finanza reale non significa solo Ripple. Anche Ethereum sta lavorando con un certo successo per affermarsi con gli smart contracts. Tether ugualmente ha stretti legami con la principale valuta fiat, il dollaro. Il Bitcoin ormai viene accettato laddove prima era rifiutato o ignorato, da governi – Giappone il più importante – e aziende. L’ultima news a proposito riguarda Sorgenia: d’ora in poi sarà possibile pagare la società fornitrice di gas ed energia elettrica con la valuta digitale più diffusa.
Queste criptovalute hanno interazioni con la finanza reale diverse da quella di Ripple, ma il loro successo in una certa misura può sminuire la necessità di usare XRTP. Basti pensare al BTC, trasferire fondi con tale moneta digitale eliminerebbe la necessità di conversioni valutarie.
Poi c’è il versante speculazione, che nutre ogni valuta digitale. Tutte le appartenenti alla categoria rischiano di perdere peso soccombendo alla dominance assoluta del BTC, XRP inclusa.
Al di là di fattori imponderabili, e quando si parla di criptovalute l’incertezza regna sovrana, quelli che possiamo esaminare portano a una conclusione: il tempo non gioca a favore di Ripple. I risultati previsti dal suo quadro dirigente potrebbero arrivare a tramonto irreversibilmente avviato. Al momento non rimane che stare alla finestra monitorando i grafici.

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