Ripple: inflazione token?

XRP: l’inflazione dei token l’annienterà?

L’andamento altalenante di XRP di quest’ultimo anno ha visto il prevalere del trend bearish, con una perdita di oltre un terzo del valore del token. Dal mese scorso però la direzionalità risulta bullish. Dopo un modesto incremento intervallato da giornate con segno meno, da 2 settimane Ripple appare entrata, se non in un canale ascendente, almeno in una fase con prevalenza di segni più. La criptovaluta che il 24 settembre scorso quotava 0,238 $, nel momento in cui scriviamo sembra prossima a rompere la resistenza collocata intorno a 0,3 $. La capitalizzazione, rispetto all’inizio del crollo flash dell’ultima settimana di settembre, è aumentata di circa 1/6. Ma la crescita è precaria. Il motivo risiede in alcuni problemi intrinseci di XRP, fra i quali il numero di token.

Cento miliardi di XRP
Se confrontiamo il numero di token XRP in circolazione con quelle delle altre altcoin e di Bitcoin salta subito all’occhio la schiacciante superiorità numerica della valuta digitale del network Ripple. Di XRP ce ne sono oltre 43 miliardi, rispetto ai soli 18 milioni di BTC e BCH, ai 108 miliardi di Ether e ai 4 miliardi della stable coin Tether – i totali sono ovviamente approssimativi -. Anche la parente stretta XLM, per la quale è previsto un ammontare complessivo di 105 miliardi, quindi vicino ai 100 miliardi totali di Ripple, al momento ha sul mercato “solo” 20 miliardi di token.
Nel crypto mondo, a superare il numero di XRP ci sono soltanto i TRON, oltre 66 miliardi su un rifornimento totale di 98, e, sul gradino più alto del podio, Dogecoin con i suoi 121 miliardi di token, che corrispondono all’ammontare complessivo di questa criptovaluta.
Le ultime menzionate però sono altcoin a market cap relativamente basso nonostante le glorie passate. Sembra che anche nel loro caso, comunque, la pletora di token non abbia significato benefici.

Ripple e l’inflazione
Rispetto alla deflazione programmata di Bitcoin che ne mantiene alto il valore, e che in futuro potrebbe ancora più di oggi giustificare l’appellativo di oro digitale, XRP è soggetta a un’emissione che dovrebbe garantirne soltanto il contenimento dell’inflazione. Ogni mese il suo già troppo florido ammontare viene incrementato con lo sblocco di un miliardo di token da parte di Ripple Labs. Questo continuerà, in linea teorica, fino al 2038, quando gli XRP da distribuire saranno finiti. In realtà, di tale miliardo solo una parte rimane in circolo, perché il restante risulta superfluo non trovando utilizzi, e viene così ricollocato in quella che si può definire una cassaforte virtuale temporizzata, l’escrow.
Cento miliardi di XRP, di cui quasi la metà già in circolazione e in aumento ogni mese, sembrano però eccessivi. E’ noto che uno dei principi base dell’economia è la correlazione fra scarsità di un bene e suo valore. Se confrontati con la manciata di milioni di token BTC, per esempio, sorgono interrogativi.

Ripple ha una concezione molto diversa di quella di Bitcoin. Quest’ultimo, di fatto se non in teoria è soprattutto uno strumento speculativo, mentre l’altcoin XRP è stata creata per rendere semplici, veloci ed economiche le conversioni fra valute, in primis quelle fiat. In effetti il progetto nel suo insieme ha già oggi una certa rilevanza nel mondo della finanza reale, ma non abbastanza da alzare il prezzo del token. Primo, perché le transazioni multivaluta non richiedono necessariamente l’impiego del token. Secondo, perché per spingere la quotazione della criptovaluta, dato l’ammontare dei token, sarebbe necessario un interesse da parte del mercato notevolmente superiore a quello che XRP ottiene nella realtà. E tale problema, se non si profilano soluzioni all’orizzonte, è più probabile che spinga le quotazioni sempre più in discesa.

Eppure, oltre a una quota di hodlers di tutto rispetto, Ripple ha il vantaggio di un prezzo così contenuto che investire sul token è alla portata di tutte le tasche. Non basta: le vendite di XRP sono notevolmente calate nell’ultimo trimestre. Stando alla fonte ufficiale, Ripple Labs, di oltre il 73% rispetto ai 3 mesi precedenti. Va notato come il penultimo trimestre sia stato forse un periodo di ipercomprato, che ovviamente prima o poi doveva terminare.
In conclusione, un token creato per essere popolare e accessibile anche nel prezzo non decolla e nemmeno recupera, per ora, la quotazione del 2018. Quando XRP è stata implementata, nel 2013, forse è mancata una valutazione corretta dei competitors, ossia le altre criptovalute. Il mercato ne conta oltre 1.500. Quasi tutte sconosciute e con tutta probabilità destinate a rimanere nell’ombra o a scomparire. Ma le poche che hanno raggiunto un volume di scambi e una notevole capitalizzazione sono sufficienti per offrire una scelta alternativa a XRP.

Ad allontanare gli investitori ci sono poi i ben noti problemi delle movimentazioni sospette da parte di alcune balene più o meno ignote. Ripple Labs – ossia la balena numero uno – risponde alle accuse affermando che le transazioni sono esterne al mercato e hanno come scopo l’entrata/uscita dei token in depositi a garanzia. Resta il fatto che alcune movimentazioni documentate sembravano ben altro, e che i rumours nel crypto mercato sono pericolosi anche quando infondati.

Conclusioni

Esiste una soluzione al problema strutturale di XRP? Teoricamente sì. La parola d’ordine dovrebbe essere: flessibilità. Lo scenario nel 2013, quando la valuta digitale ha iniziato a circolare su Ripple, era diverso, il CEO dovrebbe prenderne atto. Le tecniche da attuare non mancherebbero. Il coin burn, metodo già in uso per ridurre ad esempio i token Binance Coin, potrebbe eliminare definitivamente una quota di criptovaluta, innalzandone il valore. Anche una modifica all’escrow management rappresenterebbe una strategia efficace, con il vantaggio della reversibilità, dato che bloccare i token non implica il distruggerli.
La terza soluzione possibile sarebbe una massiccia e duratura iniezione di fiducia negli investitori. Le buone notizie con oggetto XRP in realtà non mancano. Recentemente, Binance ha implementato una stable coin ancorata a questa criptovaluta, che dovrebbe incrementare le transazioni. Buona parte del trend moderatamente positivo della altcoin si deve in effetti a questa novità.
In attesa di cambiamenti rimane però un fatto irrefutabile: i buyers non sono disposti a investire su questa moneta binaria quanto investono su Bitcoin ed Ethereum. E non è chiaro quanto e se XRP possa permettersi di rimanere intrappolata in una crescita soltanto modesta e transitoria.

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