Market cap globale criptovalute: 50 miliardi bruciati

Market cap globale criptovalute: 50 miliardi bruciati dal 23/9

La settimana passata le criptovalute e relativo market cap, globale e individuale, hanno avuto un andamento fluttuante. Possiamo dire che nel complesso il comparto ha vissuto un trend moderatamente bearish, mitigato da movimenti al rialzo in particolare martedì primo ottobre e venerdì 4. Il fine settimana, quando il mercato crypto, dominato dai privati, è attivo, il Bitcoin è sceso ancora sotto quota 8.000 $. Quasi tutte le altcoin e perfino la stable coin Tether – inizialmente impermeabile al ribasso - hanno avuto performance fluttuanti. Rispetto ai 7 giorni precedenti segnati da un tracollo notevole, nulla di eclatante. Però la somma complessiva delle perdite di capitale in poco più di 10 giorni si aggira sui 50 miliardi di dollari.


Perché prosegue il trend Orso?
Le cause che hanno innescato e mantenuto il ribasso del market cap globale delle criptovalute e dei singoli prezzi sono diverse. Nella settimana 22-29 settembre hanno influito il lancio dei futures fisici Bakkt BTC, che si è dimostrato un flop inatteso, il calo inspiegabile dell’hashrate del Bitcoin il 23/9, e molto probabilmente, pensano diversi analisti, anche una manipolazione del mercato in vista della scadenza dei futures CME BTC.
La settimana passata a incidere pesantemente su un recupero non decollato potrebbero essere state le notizie negative ad oggetto la – potenziale - stable coin Libra. La futura valuta digitale di Facebook dal destino sempre più incerto ha avuto grande spazio nelle news di economia e tech. Alcuni importanti investitori stanno tirandosi indietro dal progetto che sarà gestito da Libra Association. Fra questi spicca Paypal, e ancora più recentemente – ma non è ancora certezza – Visa e Mastercard.
Le difficoltà di Libra non erano un mistero già da tempo, in primis per la ferma opposizione alla sua realizzazione da parte degli USA, ma anche Francia, Inghilterra, Cina e diversi altri paesi. A spaventare governi e istituzioni finanziarie è il bacino di possibili utilizzatori della moneta, calcolando che Facebook ha 2,5 miliardi circa di iscritti. Lo scopo dell’implementazione della criptovaluta, si sa, è – almeno ufficialmente - nobile: far risparmiare agli utenti privi di conto corrente dei paesi più poveri i costi delle transazioni finanziarie, calcolati in 25 miliardi di dollari. Non è bastato per mitigare la reazione americana, asiatica ed europea, la cui pressione crescente sta avendo ragione dei precedenti consensi riscossi dal progetto Libra fra molti investitori.
Nei dubbi sul futuro del token targato Facebook, sul quale al momento nessuno può pronunciarsi, solo una cosa appare certa: la sua influenza sul mercato crypto non è terminata. Se alla fine vedrà la luce è praticamente sicuro che avrà un effetto traino notevole sulle altre criptovalute, viceversa potrà spingere a un trend Orso. Le news che la riguardano sono quindi da monitorare con grande attenzione.
La reazione del market cap globale delle criptovalute ai problemi di Libra è speculare a quella ottenuta lo scorso giugno dall’annuncio della creazione della criptovaluta. Allora la notizia del suo lancio a venire che aveva innescato trend notevolmente rialzisti del Bitcoin e delle altcoin. La capitalizzazione complessiva era balzata a 290 miliardi di dollari, trainata in primis da rialzi di BTC e su scala più modesta da quelli di XRP, quest’ultima con il vento in poppa grazie anche alla news della partnership Ripple-Money Gram.
Tornando al presente e facendo i conti, dal 22 settembre a domenica 6 ottobre il market cap globale delle criptovalute è passato da 265 miliardi di dollari a 216. Il calo più ingente come valore assoluto è ovviamente quello del Bitcoin, data la sua capitalizzazione. Fra le prime 10 solo Tether si era salvata dall’ipervenduto, trovandosi anzi in trend moderatamente rialzista poi invertito negli ultimi giorni.


Conclusioni
Questa settimana il market cap globale delle criptovalute e le quotazioni potrebbero essere ancora influenzati dalle notizie su Libra, che se ci saranno si andranno ad aggiungere a quelle su truffe, furti e movimenti sospetti di valute digitali, ultimamente piuttosto abbondanti. Per il vero, pare che gli investitori si siano assuefatti a queste ultime, almeno in parte.
Fa eccezione XRP, sorvegliata speciale da parte degli investitori retail che già da tempo stanno subendo le conseguenze del dumping perpetrato dalle balene. Traduzione: devono guardarsi proprio di Ripple, è da lì che provengono le movimentazioni sospette che manipolano il mercato. Le loro proteste finora non hanno risolto nulla: l’ultima transazione in grado d’impensierirli risale a sabato 5 ottobre. Ben 30.000 XRP sono stati trasferiti su un portafoglio di proprietà di Chris Larsen. I token provenivano da un unico wallet di cui non si conosce l’appartenenza.
Sul comparto incombe anche la questione security token. Per ora non ha avuto effetti dirompenti, ma in caso di annunci più precisi riguardo a una possibile regolamentazione di token classificabili come tali è prevedibile che ci saranno conseguenze. Bitcoin ed Ethereum sono escluse dal problema, la prima in modo definitivo. Ripple è più a rischio, assieme ad altcoin come Polymath e Maker.
Tutti questi dati però non sono assolutamente sufficienti per poter prevedere l’andamento del mercato valute digitali in questa settimana, né per capire a quanto ammonterà il market cap globale delle criptovalute. Almeno per il Bitcoin la maggior parte degli analisti si sbilancia su un trend bearish nel breve periodo, mentre le previsioni diventano più positive nel lungo.
Alcune fin troppo, come quelle della Bayerische Landesbank secondo la quale BTC potrebbe spingersi sopra i 90.000. Il suo ottimismo rammenta le dichiarazioni del CEO di Pantera Capital Dan Morehead, che a luglio in un’intervista ha dichiarato la possibilità di una quotazione BTC fino a 42.000 $ entro il termine del 2019. E’ presto per smentirli, stiamo parlando di criptovalute, però nel 2018 sempre da Pantera Capital la previsione era stata di un balzo a 21.000 $ nel 2018 e 67.000 nel 2019.
Errori a parte, non va mai dimenticata una cosa fondamentale: il market cap globale delle criptovalute, la loro quotazioni, i volumi di scambi e in ultimo i profitti degli investitori si nutrono della volatilità di questo mercato. Il domani insomma è sempre incerto, e va bene così.

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