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Le banche centrali corrono ai criptoripari

Il momento di difficoltà in cui si trova Bitcoin e l’intero mondo delle criptovalute, sta coincidendo con un interesse montante da parte di tutte le banche centrali di tutto il mondo nel costruire una valuta digitale autonoma e soprattutto controllabile a livello centrale.

Questo fenomeno sta accelerando in tutti i paesi occidentali ed il merito è da ripartire tra l’accelerazione data da Facebook al progetto Libra nel corso del 2019 combinata all’attivismo della Cina nel creare una propria criptovaluta dedicando molte risorse ad una rivoluzione blockchain all’interno del paese come voluto dal Presidente Xi.

E così la Federal Reserve ha avviato uno studio specifico sul “Digital Dollar” e sui suoi effetti sull’intero sistema monetario , la Svezia ha programmato una piattaforma sperimentale per l’emissione di una valuta digitale nota come e-krona, la Francia avrà per prima una criptovaluta di Stato che verrà testata già ad inizio 2020.

Per bocca del Governatore della banca centrale francese lo scopo di questa crypto nazionale permetterà alla Francia di riaffermare la propria sovranità verso iniziative private di appropriazione dell’autorità monetaria. Anche in questo caso ci troveremo probabilmente di fronte ad una stablecoin legata agli asset della banca centrale ed avente lo scopo di limitare la volatilità.

Potremmo dire che la guerra a Bitcoin prosegue e l’ipotesi lanciata poco tempo fa dal Governatore della Bank of England, Mark Carney, di una criptovaluta internazionale necessaria per trovare un’alternativa al Dollaro, sta avendo sempre più seguito seppur tra iniziative individuale pubbliche e private.

Nel frattempo Bitcoin prosegue in quella che non ho esitato a definire qualche settimana fa, l’avvio di una fase di accumulazione. Non escludo nuovi minimi ma credo che il 2020 potrebbe riservarci delle sorprese.
Per avere a disposizione la base buona per un bottom primario destinato a rilanciare con forza Bitcoin l’Rsi settimanale deve scendere verso l’ipervenduto.

Dopo un breve rimbalzo questo indicatore ha ricominciato a calare la scorsa settimana toccando quota 40. Serve ancora qualche sacrificio se è vero che i minimi che contano nella storia recente di Bitcoin (dicembre 2018 e gennaio 2015) sono arrivati con l’Rsi sotto 30.

Altro elemento che negli ultimi giorni mi ha convinto della necessità di una nuova zampata verso il basso è quella relativa alla posizione dell’oscillatore stocastico. Dopo un rimbalzo qualitativamente ed anche quantitativamente scarso, lo stocastico ha ricominciato a piegare verso il basso minacciando il taglio della linea del segnale che di fatto riaprirebbe le porte alle vendite.

Difficile pensare ad un rally rialzista in queste condizioni ed anche se fosse, è improbabile che Bitcoin possa avere ragione della corposa linea di resistenza di 8100.

Ritengo invece che la pressione sui minimi di fine novembre in area 6400 si farà nuovamente sentire mettendo in difficoltà i difensori di Bitcoin. In quel momento difficile l’accumulazione potrà ricominciare…

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