Investire su blockchain

Investire su blockchain con ETF: i rendimenti lo giustificano?
Diversamente dalle criptovalute, investire su blockchain con ETF può rappresentare un impiego di capitale meno rischioso ma comunque remunerativo. Oppure no?
Il mercato mostra attenzione, tanto è vero che negli USA la SEC nel recente passato ha dovuto regolamentare l’uso della parola blockchain negli asset in fase di lancio, che forniva risultati eccellenti pur essendo spesso fuorviante. L’interesse degli emittenti nell’offrire questi strumenti ha il suo perché: il futuro della tecnologia blockchain, almeno nelle sue implementazioni migliori, sembra assicurato.


L’ascesa inarrestabile delle blockchain
Naturalmente, investire su blockchain con ETF richiede un’analisi del sottostante. La tecnologia e i network che usano questi algoritmi sono ancora nuovi, avendo la medesima anzianità del Bitcoin. Il quale, difatti, era nato proprio come test per valutare i possibili utilizzi delle blockchain. Dieci anni dopo alcune implementazioni, in primis le reti Ethereum e Ripple, risultano realtà in fase di consolidamento nel mondo finanziario. Smart contracts e dAPPs sono termini ormai comuni nei circuiti bancari, che hanno fiutato la bontà di tali tecnologie, la loro versatilità e i ritorni potenziali che possono offrire. Ad esempio, in termini di risparmio nelle transazioni con valute estere. Oppure nel livello di sicurezza che offrono.
Quest’ultimo fattore in particolare le rende interessanti per impieghi in numerosi settori ben diversi dalla finanza, come la Sanità oppure il mercato dell’arte. Nel primo ambito le blockchain possono offrire la tecnologia per la creazione di database dove registrare cittadini e relative anamnesi mediche, ad esempio. Nel secondo, la creazione di cataloghi digitali certificati può rappresentare la soluzione per garantire la correttezza delle informazioni sulle opere commerciate.
Poi ci sono le criptovalute, che da un lato rendono l’investire su blockchain con ETF più rischioso, ma senza le quali, d’altro canto, questa tecnologia sarebbe forse ancora di là da venire. I token che circolano sui network infatti sono il carburante che ne ha stimolato la realizzazione, sia perché permettono di accedere ai servizi, sia perché attirano utenti che contribuiscono allo sviluppo delle blockchain per guadagnare valute digitali.
Di esempi ce ne sarebbero ancora, basti pensare che gli esperti valutano come questa tecnologia debba ancora dare il meglio del suo immenso potenziale. Ma il succo è che investire su blockchain con ETF significa credere in un sottostante della cui validità nessuno dubita. Nemmeno quanti osteggiano le criptovalute estendono le loro critiche alla tecnologia di questi network. L’ombra fosca della SEC e delle autorità governative USA, europee e via dicendo non pare volersi allungare con intenti altrettanto letali sulle blockchain. Qualche eccezione c’è, in questi giorni lo vediamo con le vicende di Gram e del suo network TON, ma i casi non sono frequenti e comunque si tratta perlopiù di un effetto collaterale del legame token-network.
A credere nella redditività delle blockchain, d’altro canto, sono numerose aziende e istituti bancari. Fra gli investitori di spicco che usano la tecnologia o investono su progetti blockchain troviamo Amazon, BNP Paribas, Allianz SE, Citigroup, Google, IBM, Intel, JPMorgan Chase, Mastercard, Visa, UBS, Walmart, Microsoft, Nestle, Samsung, Santander.


I vantaggi dell’investire su blockchain con ETF
Diversamente dai token, le blockchain offrono la possibilità di un impiego di capitale mediamente molto meno volatile e più adatto a orizzonti temporali maggiori, specialmente quando il prodotto è ad accumulo. I ritorni infatti si possono comunemente misurare in termine di mesi e anni.
In compenso investire su blockchain con ETF significa contare su rischi di gran lunga minori. Il risparmiatore dispone di informazioni adeguate, ed effettua il suo acquisto su un mercato regolamentato. In caso di problemi finanziari, convertire un ETF in cash è consentito e facile, gli acquirenti ci sono. L’investimento richiesto non è necessariamente elevato, e questi asset sono ben visti anche per le basse spese di gestione derivate dalla passività della medesima.


Alcuni esempi di ETF su blockchain
Per investire su blockchain con ETF non occorre guardare lontano: a marzo Invesco ha lanciato un ETF ad accumulazione che replica l’Elwood Blockchain Global Equity Index. L’asset, a replicazione fisica a campionamento, è quotato – valuta USD o EUR- in diverse borse: Xetra, London Stock Exchange, Borsa Italiana e SIX Swiss Exchange. Il patrimonio amministrato ha dimensioni modeste: 19 milioni di euro. Le performance? Al momento in cui scriviamo secondo i dati di Borsa Italiana sono: -0,43% su base mensile, +5,80% su base semestrale.
Un altro ETF focalizzato sulle nuove tecnologie blockchain è stato lanciato da First Trust Global Funds nel maggio 2018 alla Borsa di Londra. Si tratta ancora di un prodotto a replica fisica – in questo caso totale - ad accumulo, con un capitale gestito di 26 milioni di euro. I ritorni risultano, secondo i dati di Borsa Italiana, -3,81% in un mese, +1,49% su base semestrale e +11,99% in un anno.
Oltreoceano, al Nyse, troviamo un prodotto che pare adatto a chi vuole investire su blockchain con ETF beneficiando di dividendi. L’asset in questione, Innovation Shares NextGen Protocol ETF – valuta USD -, ha il 56% di portafogli in ambito blockchain. Lanciato dall’omonima società Innovation Shares ha AUM di 9,95 milioni di dollari e mostra rendimenti a un mese +0,53%, +15,76% a 6 mesi e +5,06 in un anno.
In conclusione, investire su blockchain con ETF è redditizio? La risposta è nì. Se guardiamo ad alcuni ETF su indici azionari a livello globale i risultati appaiono anodini. L’ETF agganciato allo S&P Global Clean Energy ha fruttato in un anno oltre il 40%... E spostandoci di settore, i migliori sull’oro oltre il 30%.
In compenso, per quanto manchino dati storici di lungo orizzonte, anche le perdite non sembrano dover inquietare. Ci sono diversi ETF di comparti all’apparenza meno rischiosi con performance decisamente più scadenti. Un esempio fra tutti, quello in rosso legato allo S&P 500 VIX Futures EnhancedRoll.
Ovviamente investire su blockchain con ETF significa remunerazioni inferiori a quelle potenziali derivate da esposizione diretta su criptovalute o blockchain ma nemmeno si corrono i grossi rischi di chi ha wallet pieni di token, e una prospettiva da cassettista potrebbe rivelarsi ancora più propizia.

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