Il valore intrinseco di Bitcoin durante la guerra dei tassi

La recente decisione di Powell, che ha portato la Federal Reserve (FED) ad un taglio dei tassi di interesse dello 0,25%, non sembra aver cambiato l'atteggiamento dei mercati finanziari decisamente puntati al ribasso.

In molti, Trump compreso, si sono lamentati per un taglio poco consistente di un solo un quarto di punto, ma in realtà bisognerebbe riflettere principalmente sul fatto che è il primo dopo quello del 2008, che fu annunciato all'inizio della grande crisi finanziaria globale.

Anche in Europa l'aria non è molto diversa, infatti Mario Draghi ha detto chiaramente che in Europa i tassi rimarranno bassi a lungo e che la Banca Centrale Europea (BCE) è intenzionata a stampare altra moneta per acquistare titoli di stato.

Come afferma un articolo del Sole 24 Ore sull'impatto di questo tipo di misure sui titoli di stato: gli effetti sono sempre stati limitati nel tempo, portando ad una immediata accellerazione dell'economia, per poi portare ad un effetto contrario nel periodo seguente.

E' come se il mercato tendesse ad assuefarsi a queste procedure alimentando una specie di bolla.

L'economia scricchiola e poco dopo il sistema economico collassa portando alla recessione.

Questo scenario mette in luce Bitcoin, che offre una nuova alternativa alla politica monetaria dell'economia attuale.

Le monete fiat sono basate su un controllo centrale che gestisce i tassi di interesse per favorire il sistema economico.

Bitcoin, al contrario, adotta una politica deflattiva (o a inflazione zero) non manipolabile.

Ponendosi agli antipodi di esso, proprio quando il sistema economico tradizionale non sembra funzionare, Bitcoin inizia a ricoprire il ruolo di riserva di valore, come se fosse una polizza assicurativa.

Non a caso, in questo periodo di difficoltà dei mercati, si registra un incremento dei prezzi della regina delle criptovalute.

Bitcoin ha riscosso grande successo in quei paesi dove la crisi economica ha colpito più forte, a causa delle scellerate politiche monetarie dei propri governi (recentemente lo Zimbabwe, prima il Venezuela, ...).

Se a questi paesi poi non dovesse stare bene la cosa, bisogna anche considerare che Bitcoin non può essere fermato da nessuno per almeno 3 motivi:

  1. non può essere tecnicamente spento, chiuso o interrotto a causa della sua natura decentralizzata e distribuita
  2. non ha senso per un paese escludere un'innovazione tecnologica inevitabile ed i capitali che potrebbe attirare
  3. se uno stato provasse a bandire le criptovalute ce ne sono altri pronti prendere il loro posto in questo mercato

Non lo dico io, lo ha detto il senatore USA Mike Crapo Martedì 30 luglio 2019, alle ore 10:00 presso il Dirksen Senate Office Building:

"Se gli Stati Uniti dovessero decidere, e non sto dicendo che dovrebbero, se gli Stati Uniti decidessero di non volere la criptovaluta e provassero a vietarlo, sono abbastanza sicuro che non riuscirebbero a farlo perché si tratta di una tecnologia globale, un'innovazione globale." (discorso completo)

In conclusione, quando si parla del valore intrinseco di Bitcoin, bisogna mettere in relazione questi fatti recenti con le sue qualità: aperto, pubblico, neutrale, senza confini, non censurabile, ovvero DECENTRALIZZATO.

E' facile dire che dietro Bitcoin non c'è nulla, ma in realtà se guardiamo con attenzione ci accorgiamo che ci sono ingredienti per risolvere tanti problemi del sistema economico attuale.

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