Facebook lancia Libra e dichiara guerra al mondo bancario

E’ fatta, i social network cominciano per davvero ad insidiare l’antico dominio finanziario del sistema bancario ed il primo passo è quello di Facebook che ieri ha presentato il progetto Libra.

Con la pubblicazione di un primo white paper destinato ad introdurre un progetto epocale che diventerà realtà nel 2020, Facebook decide di entrare in modo pesantissimo nel mondo della blockchain e delle criptovalute dopo oltre un anno di test ed investimenti.

L’interesse di Facebook per le criptovalute non è infatti cosa recente e già alla fine del 2018 troviamo in rete notizie e rumors. Ricordo che in quello stesso periodo Bitcoin era in caduta libera.

Sarà stato un caso, ma proprio quando Bitcoin toccava il minimo dallo scoppio della bolla speculativa che aveva portato la criptovaluta più famosa al mondo in area 20 mila $, Facebook lasciava trapelare una notizia destinata a cambiare l’atteggiamento degli stessi operatori finanziari verso questo mondo.

La notizia di allora coinvolgeva soprattutto WhatsApp sulla quale Facebook stava studiando una stablecoin in grado di consentire agli utenti di effettuare transazioni monetarie.
Il bisogno che la dirigenza di Facebook aveva riscontrato era soprattutto legato alla richiesta degli utenti di poter inviare denaro tramite rimessa, ovvero quella forma di spostamento del denaro da un paese estero a quello di origine.

Non a caso il laboratorio geografico che aveva “aperto” Facebook per studiare il fenomeno era l’India, l’area economica con il maggiore volume di rimesse al mondo.

Assunto l’ex presidente di PayPal David Marcus, i test beta sono stati avviati nel paese a più alto numero di utenti WhatsApp (200 milioni).  Con Marcus Facebook decise in quel momento di assumere oltre 40 tecnici di cryptocurrency e blockchain i quali, lavorando in luoghi segreti, hanno sviluppato le tecnologie che sfociano ora nel progetto Libra.

Evidentemente i test devono aver avuto non solo esito positivo dal punto di vista tecnico, ma anche delle potenzialità commerciali almeno a giudicare dai nomi che parteciperanno al consorzio Libra e che hanno deciso di appoggiare economicamente Facebook.

Il mondo ha bisogno di una valuta globale, digitale, stabile, a bassa inflazione, accettata da tutti, si legge nel white paper.

La scelta è ricaduta così su una stablecoin, ovvero una criptovaluta ancorata a valute fiat come il Dollaro americano e l’Euro garantita da asset a bassa volatilità come depositi bancari e titoli di stato.

Questa scelta aumenterà l’affidabilità della criptovaluta presso il pubblico ed al tempo stesso ridurrà la volatilità tipica di crypto come Bitcoin non ancorate a nessun asset. La fiducia sarà un elemento chiave per il successo di Libra visto che i suoi utilizzatori dovranno essere sicuri di mantenere il valore nel tempo e soprattutto di poterla convertire liberamente in valute fiat in qualsiasi momento.

Un’idea che naturalmente potrebbe sconvolgere l’intero sistema dei pagamenti e dei trasferimenti di denaro saltando il classico canale dell’intermediario bancario che al momento appare sorpreso dall’iniziativa.

I trasferimenti di denaro su Facebook, Messenger e WhatsApp potrebbero avvenire tra privati ed aziende a costo “tendente” allo zero. La possibilità di utilizzare Libra fuori dalle piattaforme di casa la eleverebbe poi a vero e propria alternativa alle banconote e qui crediamo che si potrebbero nascondere le prime insidie regolamentari che troveranno l’opposizione di banche centrali chiamate nei prossimi mesi ad esprimersi.

La prima bordata ufficiale è arrivata ad esempio dal ministro dell’economia francese il quale ha ribadito la necessità di non affidare a privati la possibilità di emettere moneta.

La possibilità di scambiare velocemente denaro sarà il core business di Libra.

Per questo una nuova divisione del gruppo di nome Calibra è stata creata per introdurre un vero e proprio wallet digitale in grade di gestire tutte le transazioni. Si scaricherà una app integrata in WhatsApp e Messenger e dallo smartphone sarà possibile operare.

L’investimento complessivo nel progetto Libra dovrebbe arrivare ad 1 miliardo di Dollari con Facebook che ha convinto società leader del mondo dei pagamenti, dell’ecommerce, delle telecomunicazioni, delle blockchain e di altri settori ancora a contribuire con 10 milioni di Dollari ciascuna alla creazione del consorzio che gestirà il progetto. L’idea del consorzio ha lo scopo di evitare che Facebook possa essere considerata il gestore unico dell’enorme mole di dati su cui metterà le mani. Lo scandalo Cambridge Analytica è ancora troppo fresco per consentire una libertà d’azione in tal senso ad un solo soggetto privato.

I nomi che aderiranno al consorzio sono di quelli importanti che lasciano pensare che questa iniziativa sarà qualcosa destinata a fare da trigger a nuovi sviluppi a livello mondiale. Visa, Mastercard, Uber, PayPal, eBay, Vodafone, Booking.com sono solo alcune delle società che compaiono nel manifesto di avvio del progetto Libra.  Fonti vicine alla società indicano che, alle 28 società iniziali, se ne affiancheranno presto molte altre per arrivare ad almeno un centinaio di partner.

Facebook ottiene in questo modo una sorta di accettazione della sua criptovaluta da parte di una fetta rilevante del business mondiale dei pagamenti e dell’ecommerce. Dall’altra parte le aziende del consorzio avrebbero accesso ai dati e alle abitudini di oltre 2 miliardi di utenti. Una banca dati enorme e ricca di preziose informazioni in cui il gioco sarebbe win win per tutte le società aderenti.

Ma lo scopo di Facebook non è solo quello di sfruttare le abitudini dei propri utenti, ma anche di andare incontro a quegli 1,7 miliardi di adulti che rimangono a livello mondiale fuori dal sistema finanziario senza nessun accesso ad un banca tradizionale. Fuori dal canale bancario ma possessori di cellulare che a quel punto si sostituirebbe al tradizionale sportello o impiegato di banca.

Gli analisti di RBC Capital vedono in questo progetto come una pietra miliare che rivoluzionerà il modo di approcciare i pagamenti online, ma non solo.

Gaming, pagamenti e commercio online dovrebbero essere i settori interessati con alcune fonti che indicano addirittura nel pagamento di una parte degli stipendi una delle opzioni che Facebook lascerà ai suoi dipendenti.
Facebook, dopo gli scandali degli ultimi tempi, cerca così di rilanciare la sua immagine oltre che il suo fatturato diversificando le fonti di ricavo.

Degli oltre 55 miliardi di dollari di fatturato del 2018 solo il 2% è arrivato da pagamenti e commissioni varie incassate sulle piattaforme di Facebook. Tutto il resto è pubblicità che probabilmente ha già raggiunto un picco di maturità notevole dopo la corsa folle degli ultimi anni.

La banca d’affare Barclays prevede per Facebook 19 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi entro il 2021 se il token prenderà piede.

Non si può fare a meno di notare come colossi del calibro di Amazon, Apple, Google e Microsoft, tanto per citarne alcuni, sono fuori dalla lista.
Questa assenza potrebbe segnalare come le multinazionali del mondo tecnologico o sono scettiche, oppure stanno preparando anch’esse lo sbarco nel settore delle criptovalute dopo aver visto la reazione del mercato alla novità della stablecoin di Facebook. Inutile dire che a quel punto l’utilizzo di queste monete alternative verrebbe consacrato definitivamente.

La grande incognita che crediamo farà parte del dibattito dei prossimi mesi è legata alla regolamentazione (soprattutto antiriciclaggio) e alle risposte delle banche centrali che vedranno insidiato il loro potere di controllo della moneta in circolazione.

Considerando il tempo che la SEC sta impiegando per autorizzare un ETF su Bitcoin, e considerando anche l’attività di resistenza che lobbies ed autorità di controllo potrebbero esercitare per richiedere trasparenza e normative adeguate e tutelanti, i tempi di attuazione del progetto potrebbero anche risultare più lunghi del previsto dando tempo ad altri concorrenti di sviluppare altre criptovalute proprietarie.

Ma i rischi non si fermano qui. Il disaccordo che potrebbe emergere tra i tanti partner del progetto rappresenta un potenziale fattore destabilizzante nel medio periodo.

Come evidenzia correttamente sul suo sito uno dei massimi esperti del settore criptovalute, il professor Ametrano. la stessa infrastruttura tecnica che dovrà sostenere il sistema di pagamenti per oltre 2 miliardi di persone è una sfida non di poco conto.

Il prof. Ametrano vede però Libra come una novità molto positiva, comunque vada a finire. Le lente transazioni bancarie saranno infatti solo un ricordo e mentre Libra potrà fungere da moneta transazionale stabile utile per i pagamenti, Bitcoin potrebbe rappresentare la componente più speculativa e fungere da riserva di valore. Di fatto fuori dai giochi potrebbero essere le numerose alt-coins nate in questi ultimi anni (come Theter) così come tante criptovalute minori a quel punto prive di significato.

Di certo il commercio elettronico ed il sistema dei pagamenti non sarà più lo stesso dopo il lancio di Libra.
In chiusura possiamo comunque dire che due vincenti ci sono già. Facebook da inizio giugno è passata da 160 a oltre 185 $ per azione. Bitcoin è salito di quasi 2 mila $.

Il mercato sembra aver accolto con entusiasmo l’iniziativa Libra. Un nome che prende spunto nome dalla libbra, unità di misura romana il cui nome deriva dal latino libra (bilancia), ma anche dal segno astrologico per la giustizia e dalla parola francese libertà.

Libertà, giustizia e denaro è esattamente ciò che Facebook ha dichiarato di voler far emergere con questa iniziativa.

2 - Commenti

Nico Forzese

Nico Forzese - 19 giugno 15:06 Rispondi

Joe Salvatori

Joe Salvatori - 19 giugno 19:50 Rispondi