EOS: criptovaluta promettente

EOS, la criptovaluta promossa dalla Cina
In questa settimana EOS ha vissuto uno dei massimi momenti di gloria della sua breve vita grazie a una particolare classifica cinese stilata dal CCID. Vediamo cosa significa tutto questo e l’eventuale impatto di tali dati sugli investimenti aventi per oggetto la criptovaluta.

Cos’è la classifica del CCID
EOS è la criptovaluta preferita dal CCID. L’acronimo sta per China Center for Information and Industry Development. Si tratta di un’istituzione che studia e valuta le nuove tecnologie e la loro utilità. Nel novero sono comprese anche le criptovalute e le blockchain, alle quali il colosso asiatico guarda con notevole interesse. Pare ormai certo infatti che a breve la Cina lancerà la sua stablecoin ancorata al Renminbi, ed è notizia della scorsa settimana l’approvazione di una nuova legge, in vigore dal 1° gennaio 2020, per regolamentare le tecnologie blockchain.
La classifica che vede EOS in prima posizione in cosa consiste? Presto detto: l’istituto di ricerca assegna un punteggio totale alle principali criptovalute - attualmente ne sono valutate 37 – come somma di 3 punteggi parziali legati ad altrettante proprietà dei token e delle loro blockchain. Per la precisione vengono considerate: bontà della tecnologia, utilità pratica e creatività del progetto.
In questa graduatoria EOS si è aggiudicata un punteggio totale di 151,8, in lieve flessione rispetto alla scorsa graduatoria risalente all’estate. In quest’ultima infatti il medesimo era risultato di 153,1. Ogni volta, nonostante le variazioni, questa criptovaluta ha la meglio sulle concorrenti, rimanendo quindi sul gradino più alto del podio.
La supremazia della criptovaluta si deve in particolare alla tecnologia implementata - score 103,7 -, mentre a livello di creatività risulta vincente la terza in classifica: Ethereum. Sotto questo profilo, il progetto del team di Vitalik Buterin si aggiudica difatti un punteggio pari a 33. Superiore quindi anche a quello di TRON, la criptovaluta cinese seconda classificata.
La graduatoria stilata periodicamente dal CCID ha avuto per ora XIV edizioni. La prima risale al maggio 2018, all’epoca la numero 1 era risultata Ethereum. Già quella successiva vedeva però il sorpasso di EOS. Oltre a questa, nelle prime posizioni troviamo le già citate TRON, Ethereum, NULS e BitShares. Soltanto undicesima la regina delle criptovalute, il Bitcoin.
Al di là del prestigio, l’indice del CCID può interessare anche gli investitori, aiutando a prevedere quali tecnologie e token saranno più utilizzati nel futuro. In effetti, la numero 1 della classifica è una criptovaluta nata nel contesto di un progetto molto valido.


Le caratteristiche di EOS
Il progetto EOS è giovane, risale ad appena 2 anni fa. Nel 2017 infatti Dan Larimer, già fondatore di Bithares, si mette a capo di un team che tramite la società Block.One vuole creare una blockchain estremamente efficiente e sicura. Per arrivare a tale traguardo l’architettura della rete e il suo funzionamento si rifanno in larga misura ad Ethereum. EOS nasce proprio su questo network come token ERC20. Di lì a poco però avviene la migrazione su una mainnet indipendente.
A differenza di Ethereum, la blockchain EOS.IO offre un’eccezionale scalabilità orizzontale e verticale. La prima, detta in inglese scale-out, rappresenta la possibilità di adeguare le performance della rete aggiungendo nuove unità operative, ossia server. La seconda invece, definita scale-up nella lingua di Shakespeare, indica un aumento di prestazioni tramite un upgrade, cioè l’aggiunta o il cambio di componenti di una macchina, ad esempio GPU o memorie. Lo scale-out consente una scalabilità teoricamente infinita, mentre lo scale-up offre costi minori e una maggiore facilità d’implementazione. Disporre di ambedue le tecniche è garanzia di risultati, EOS difatti può elaborare milioni di transazioni al secondo.

Tale risultato è frutto anche di un altro fattore: il protocollo di consenso. Dan Larimer ha creato nel 2014 il DPoS, vale a dire il proof of stake con delegati. Questi ultimi, detti anche testimoni, sono votati dalla comunità e devono farsi carico dell’intero onere di garantire la validità dei blocchi della chain. Questo compito nel PoS è invece distribuito e meno performante.
La votazione nel DPoS però non è totalmente democratica: chi detiene più EOS ha un peso maggiore. In compenso il meccanismo spinge all’onestà: i delegati disonesti non saranno rieletti, rinunciando così alle ricompense per le validazioni. Il principale vantaggio del Distributed Proof of Stake è la velocità, cosa che evidentemente non è sfuggita al CCID.
Le qualità positive di EOS non si fermano qui. La blockchain è infatti flessibile in modo da risultare resiliente alle frodi e agli errori, perché consente di bloccare un’operazione nel caso qualcosa, ad esempio l’indirizzo del destinatario, risulti scorretto. Ancora: EOS è semplice da usare anche per i neofiti, ben più della media degli altri network crypto.
Ma a cosa serve questo progetto? Sulla falsariga di Ethereum, EOS.IO è pensato per la creazione di Dapps, mentre la criptovaluta EOS è la benzina che alimenta la rete. Ultima rilevante differenza con Ethereum è il linguaggio di programmazione: mentre quest’ultima richiede di imparare Solidity, un linguaggio apposito, per sviluppare Dapps su EOS.IO basta conoscere C e C++.

Vale la pena investire su EOS?
Dal suo esordio, questa criptovaluta, quotata ora a circa 3,38 USD, ha beneficiato di un aumento di valore di circa il 227% - dato coinmarketcap -. Per fare qualche paragone, Bitcoin, che però ha 10 anni di vita, ha avuto un rialzo di quasi 7.000%, poco meno Ethereum.. Un singolo token EOS non supererà mai BTC, a meno di non immaginare uno scenario fanta-crypto. Un motivo importante è il numero di EOS in circolazione: oltre 900 milioni, rispetto ai soli 18 di Bitcoin.
Questo non toglie che il progetto EOS abbia buone probabilità di trovare sempre più consensi, facendo sì che speculare o detenere la criptovaluta di Dan Larimer si possa rivelare un ottimo affare. Senza fare eccessivo affidamento sulla Cina però: il colosso asiatico ha messo in luce il valore del progetto, ma si conferma avversario delle valute digitali, esclusa ovviamente quella che lancerà. D’altro canto, ogni news positiva in arrivo dal paese del Grande Drago con oggetto EOS aumenta la fiducia degli investitori, di conseguenza anche il prezzo del token.

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