Crypto hedge funds: cresce l'interesse

Crypto hedge funds: agli investitori piacciono

Di recente istituzione, i crypto hedge funds hanno proliferato con una certa rapidità soprattutto negli ultimi 2 anni e continuano a farlo. Non deve stupire, ormai è fuori discussione che le criptovalute sono ben altro che una moda passeggera. La loro capitalizzazione e volatilità come potevano quindi non richiamare l’attenzione di questa categoria di fondi d’investimento, notoriamente in grado di vantare performance positive su modelli di mercato aventi molte delle caratteristiche proprie di quello delle valute digitali?
Data la loro struttura, i crypto hedge funds e in generale i fondi speculativi, si sa, sono opachi. Osservando il settore con imparzialità, possiamo dire però che quelli incentrati sulle valute digitali e correlati - ad esempio blockchains - hanno avuto performance più positive delle valute digitali stesse nel magro 2018.


Qualche statistica sui fondi speculativi in criptovalute
I crypto hedge funds e gli altri tipi di fondi speculativi in valute digitali, stando a Cryptoresearch e Cryptofundresearch, contano complessivamente circa 800 fondi in totale, inclusi quelli di venture capital. I dati sono dinamici, alle new entry fanno da contralto quelli che cessano l’attività.
Circa 150 sono invece i crypto hedge funds attivi se si escludono i crypto venture capital funds e i fondi in indici di valute digitali, secondo il report Pwc-Elwood del 2019. I dati riferiti al 2018 suggeriscono che solo il 10% detiene asset per un valore superiore ai 50 milioni di $, la media è poco meno di 22.
La localizzazione del domicilio ricalca quella classica dei fondi speculativi, ovvero i paradisi fiscali: alcuni stati USA – es. Delaware -, IsoleVergini Britanniche, Lussemburgo, Isole Cayman. Queste ultime ospitano più della metà dei fondi della categoria. La sede amministrativa invece è per oltre il 60% negli Stati Uniti.
Diificile calcolare a quanto ammonta il totale degli asset detenuti globalmente, ma i dati riferiti ai fondi d’investimento principali quali Pantera Capital, Polychain Capital, Galaxy Digital danno un totale che supera i 5 miliardi di dollari. Ovviamente data la rischiosità e dinamicità della loro esposizione è un patrimonio fluttuante.
I crypto hedge funds sono notoriamente votati a una clientela di investitori accreditati, in grado di acquistare quote per almeno 100.000 dollari. Esiste però almeno un fondo speculativo in criptovalute rivolto a una clientela retail: è australiano ed è stato lanciato nel 2018 da Every Capital.
Il lock up varia in base al tipo di fondo: 6 mesi per i fondi quantitativi, con preavviso di 30 giorni, e 1 anno per gli altri con preavviso di 90 giorni. Le fees per la gestione si aggirano mediamente sull’1,72%, quelle per le performance, sempre alte nei fondi speculativi, salgono al 23,5%, si tratta sempre di una media.
Gli asset gestiti differiscono secondo il fondo: token a più elevato market cap, ICO, blockchains, indici di criptovalute.
Le strategie dei fondi speculativi che detengono valute digitali sono dipendenti dalla tipologia, un po’ sorprendentemente la leva viene utilizzata solo da un terzo degli stessi, almeno secondo le dichiarazioni dei fondi stessi. La vendita allo scoperto è la normalità per i ¾.
I fundamental funds non la usano. Tale tipologia, privilegiando l’analisi dei fondamentali, opera soprattutto tramite acquisti di criptovalute che secondo le previsioni ricavate cresceranno. Gli asset contemplati sono i token con maggiore capitalizzazione e quelli allo stadio embrionale – per questi ultimi la forma d’investimento più comune è il contratto SAFT -.
I tipi discrezionali, dove il rischio del mercato monete digitali si somma o viene mitigato secondo la direzione intrapresa dalle decisioni manageriali, punta su long/short, analisi tecnica, arbitraggio, nonché mining, validazione di nodi e attività correlate.
I fondi di tipo quantitative vedono un più marcato affiancamento di algoritmi di A.I al ruolo manageriale, comportando una riduzione dell’errore decisionale influenzato da emozioni. Le strategie di tipo quantitativo eccellono fra l’altro nell’arbitraggio e in quelle definite low latency trading. (Queste ultime in sostanza consistono in una precoce individuazione delle opportunità e conseguente tempestivo sfruttamento delle stesse).
Diversi fondi speculativi che investono in criptovalute hanno vita molto breve, in particolare quelli che gestiscono portafogli di valore complessivo più modesto. In compenso anche quest’anno ne sono nati diversi, e fra le buone notizie va annoverato il via libera da parte della britannica Financial Conduct Authority all’operatività di Prime Factor Capital, un fondo speculativo con sede a Londra che investe in criptovalute.


Le performance dei fondi di investimento in criptovalute
Fino a inizio 2018 una parte di crypto hedge funds ha avuto ritorni che definire lauti è un eufemismo. Esempio più celebre è quello di Pantera Capital – in realtà un insieme di fondi -, che per 5 anni ha portato ai suo sottoscrittori ritorni del 10.000%. L’anno scorso però è andata decisamente peggio, con perdite che l’hanno ridimensionato del 50%. Galaxy Digital dal canto suo ha segnato un negativo di 175 milioni.
Dai dati parziali forniti dai fondi ancora attivi risulta che nel complesso la categoria ha avuto una flessione del valore degli asset gestiti del -46% nel 2018. BTC del -72%. Questo indica chiaramente che hanno “brillato” ben più del sottostante principale.
Più nel dettaglio i quant funds hanno registrato un ritorno dell’8%, i fondi discrezionali un -63%.
Il fundraising del primo trimestre 2019 manda un segnale più che confortante: triplicato rispetto a un anno prima. Da notare che le fonti di questi dati sono una parte dei fondi medesimi e non sono verificate, quindi vanno certamente ricalcolate al ribasso. L’insieme comunque, in conclusione, lascia prevedere una crescita di questi fondi.


I crypto hedge funds manipolano e danneggiano il crypto mercato?
La prima considerazione da fare è questa: se i crypto hedge funds non esistessero, gli investitori che si espongono sul crypto mercato tramite i medesimi sarebbero disposti a farlo operando personalmente? La risposta è certamente no, quantomeno in molti casi. Quindi questi fondi speculativi attirano capitali nel settore, fatto positivo.
Inoltre molte altcoin, senza i SAFT e/o il venture capital, non avrebbero mai visto la luce, anche se per le ICO si sono registrati cali notevoli nell’ultimo anno, conseguenza della dominance di Bitcoin. Piattaforme di blockchain, aziende del settore devono anch’esse qualcosa, o più spesso molto, ai fondi.
Dall’altro lato, diversi analisti sostengono che il valore totale dei portafogli gestiti dai crypto hedge funds è troppo basso per influenzare un mercato nettamente privato. In parte è vero, ma la situazione è sfumata. Innanzitutto escludiamo le altcoin a bassa capitalizzazione, i cui trend risentono di spostamenti di capitale modesti.
Poi: le ricorrenti performance negative del Bitcoin prima della scadenza dei futures CME fa nascere dei sospetti che manipolazione esista. Da parte di chi? Forse i fondi speculativi in criptovalute sono i responsabili, forse lo sono solo in parte o forse non lo sono affatto. Il tempo dovrebbe dare una risposta.

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