Crollo crypto: colpa di Libra e Sycamore?

Criptovalute in crisi, colpa di Libra, Sycamore e futures?

L’intero mercato delle criptovalute ieri ha subito un crash che ha ridotto il market cap complessivo di circa 17 miliardi di dollari nel momento in cui scriviamo. E’ il secondo nell’arco di un mese esatto, anche il precedente di settembre ha avuto inizio il giorno 23. Nonostante le previsioni sull’andamento a breve del Bitcoin fossero bearish, la portata delle perdite è superiore alle aspettative. E non risparmia praticamente nessun token. Quali le cause? Ecco le più probabili.

Scadenza Futures CME BTC
Si sa, tutte le criptovalute sono correlate in misura marcata al Bitcoin. Se l’oro digitale va in profondo rosso si genera FUD e tutto il mercato crolla. La giornata di ieri ha visto una convergenza dei trend molto precisa, con un calo a picco dei token poco dopo le 14.
Lo avevamo già detto: in prossimità della scadenza dei Futures Bitcoin CME troppo spesso il prezzo dell’asset, e di conseguenza il valore del derivato, si contraggono. Questo mese l’expiration date cade venerdì 25. I contratti riguardano direttamente solo la criptovaluta numero uno, ma data la sua dominance e le correlazioni con gli altri token il ribasso si estende all’intero settore. In questo caso non ha risparmiato nessuno, risultano immuni soltanto le stable coin Tether e USD Coin. Per scoprire se il trend bearish dipende almeno in parte dai futures basta attendere la settimana prossima. In caso di correlazione, BTC dovrebbe risalire.

Libra

L’influenza di Libra sulle criptovalute è ben documentata, ad esempio, dal trend rialzista di giugno- luglio generato dalla notizia del suo futuro lancio. Nella mattinata di ieri ha avuto corso l’udienza di Mark Zuckerberg al congresso USA. Il CEO di Facebook è stato più volte messo in difficoltà dalle domande che gli sono state rivolte.
Già nella giornata di martedì Zuckerberg aveva rilasciato una dichiarazione sulla stable coin, interpretabile come diplomatica o una resa parziale. Il CEO si era detto deciso ad ottenere l’approvazione del Congresso e la regolamentazione della valuta digitale prima del suo lancio. Atto doveroso: l’ostracismo dell’amministrazione USA, che sta anche facendo pressioni su aziende terze ma indispensabili a Facebook come Paypal e Mastercard, non gli lascia scelta. I timori per Libra hanno scosso l’intero crypto mercato, cosa del resto prevedibile.

Sycamore, il processore quantico di Google
Sempre nella giornata di ieri un’altra notizia negativa per le criptovalute. I mass media hanno rilanciato la notizia – risalente a martedì – dei risultati ottenuti dal processore quantico sperimentale di Google, Sycamore. In 200 secondi l’elaboratore ha generato una sequenza di numero casuali che il più potente supercomputer oggi esistente avrebbe processato in 10.000 anni. Quest’ultimo dato
non ha trovato d’accordo IBM, secondo la quale sfruttando appieno l’architettura di memorie del supercomputer i 10.000 anni diventano in realtà 2,5 giorni.

I crypto investitori sono comunque preoccupati dalle conseguenze della tecnologia quantica sulle criptovalute. Ma a ragione o a torto? Nell’immediato, a torto. O meglio, è l’effetto della bad news in sé che deve inquietare. Quanto a Sycamore, è un prototipo costosissimo che funziona a temperature
prossime allo zero assoluto. E per ora non è assolutamente in grado di compiere i calcoli sofisticati necessari a ledere la sicurezza delle chiavi crittografiche private. Quanto agli hash delle blockchain, stando alle conoscenze attuali non costituirà mai una minaccia.
Vediamo di capire perché le criptovalute sono al sicuro. La differenza fra un processore tradizionale e uno quantico è che il primo elabora bit 0 e 1, che concretamente corrispondono a passaggio di corrente elettrica - 1 - oppure allo stato di spento - 0 -. Sycamore invece usa particolari proprietà degli elettroni che permettono di ottenere simultaneamente più stati. Questo è possibile per via del rapporto spazio-tempo a livello subatomico. In soldoni, l’infinitamente piccolo è compatibile con una specie di ubiquità.

Questa sovrapposizione di stati diversi è definita qubit. È abbastanza intuitivo che un qubit è più performante di un bit. Dato un input, ossai un problema, questa simultaneità di stati può essere infatti sfruttata per ottenere diversi output contemporanei, da “riassemblare” per formare la soluzione. Ma i risultati forniti contengono errori da depurare, e tale difetto rende ragione dello stadio ancora sperimentale dei computer quantici. Oltretutto, per ottenere risultati risultano indispensabili temperature prossime allo zero assoluto, difficili e costose da ottenere.

E un domani? Facendo un salto nel tempo immaginiamo la diffusione su larga scala di un Sycamore perfezionato, e proviamo a usarlo per violare le chiavi private degli wallet zeppi di criptovalute.
Teoricamente, se le medesime si baseranno ancora sulla crittografia ellittica potrebbe essere fattibile. La generazione della coppia di chiavi privata-pubblica infatti si basa su algoritmi noti.
Dalla prima si può attualmente ottenere la seconda, ma dalla chiave pubblica non si riesce a risalire
alla chiave privata. Il motivo risiede nell’enorme sforzo computazionale richiesto, superiore alle capacità dei supercomputer di oggi. Un processore quantico potrebbe invece rompere l’algoritmo rapidamente.
Questo rischio non riguarda solo le criptovalute, oggi la crittografia asimmetrica è diffusissima in
ogni ambito, incluso quello finanziario. Un bene per il crypto mercato. Se questo problema
diventerà concreto, ci sarà un esercito di analisti alla ricerca di soluzioni, posto che non basti cambiare algoritmo di cifratura.

Decrittare i blocchi delle chain delle criptovalute invece sarà impossibile. La ragione? Gli hash. Un singolo hash è una stringa alfanumerica di lunghezza fissa – dipendente dall’algoritmo con cui è calcolato - e univoca. Ogni hash si ottiene da un input costituito da una distinta e altrettanto univoca sequenza di bit. E qualunque semplice file di testo scritto con blocco note, documento word, immagine, file audio o video oppure ledger è una sequenza di bit diversa da qualunque altra, per alternanza e/o numero totale di bit.

Calcolare l’hash, dato ognuno di queste sequenze di bit, comporta però perdita di dati. E’ questo che
rende il processo asimmetrico e irreversibile. Qualcuno potrebbe chiedersi se conoscendo la struttura del file e le regolarità note al suo interno sia possibile comunque tentare di elaborare una soluzione. La risposta secca è no.

E il mining di criptovalute? Sycamore potrebbe essere sfruttato per estrarre token? Questo potrebbe creare una centralizzazione? Nei prossimi anni non sembra possibile. Troppo acerba la tecnologia, troppo costosa per trovare chi possa accollarsene l’onere sapendo che i risultati sarebbero incerti, a fronte di ASIC e GPU ben collaudati.

In conclusione al momento il mercato delle criptovalute sembra subire gli effetti di una possibile manipolazione – futures – e di 2 importanti bad news. La buona notizia è che queste ultime in realtà non rappresentano una minaccia reale per le monete binarie. Bitcoin esisteva e prosperava quando l’idea di Libra era ancora da venire e può continuare a farlo. Sycamore è un esperimento, le blockchain sono al sicuro.

---

Quali le opportunità derivanti dal fallimento del progetto LIBRA?

Ascolta il PODCAST di ieri de "Il denaro non dorme mai"

---

2 - Commenti

andrea tibaldo

andrea tibaldo - 24 ottobre 14:42 Rispondi

Paolo Giacometti

Paolo Giacometti - 24 ottobre 15:14 Rispondi