Bitcoin, un'alternativa all'oro fisico?

Due banche centrali hanno messo in guardia la scorsa settimana gli utilizzatori di criptovalute, sia che si tratti di investitori privati che di investitori istituzionali.

La Banca centrale russa si è infatti opposta alla volontà dell’ente creditizio più importante del paese, Sberbank, di lanciare nuovi progetti nel settore delle criptovalute. Solo a gennaio di quest’anno la stessa Sberbank aveva annunciato la volontà di lanciare tramite la sua filiale svizzera un exchange di cryptocurrency.

Il motivo è facilmente comprensibile. La Russia sarebbe, secondo uno studio di DataLight, il quinto paese al mondo per numero di utilizzatori di exchange di criptovalute. Stati come Giappone e Corea del Sud occupano i primi tre posti.

Dalla Germania il forse futuro Presidente della BCE nell’era post Draghi, Jens Weimann, ha affermato che un utilizzo di criptovalute da parte delle banche centrali potrebbe minare il sistema finanziario. L’ attuale presidente della Bundesbank ha affermato che l’accesso alle monete digitali da parte di un numero di risparmiatori considerevole potrebbe accrescere la volatilità dell’intero sistema finanziario nonché accelerare fenomeni di fuga dal sistema bancario con gravi ripercussioni sugli istituti di credito.

In realtà questo è proprio quello che vorrebbero ottenere i fautori di un sistema decentralizzato basato su cryptocurrency, facilitando e velocizzando gli scambi e riducendo (o meglio saltando) l’intermediazione delle banche.

Ma torniamo a parlare di Bitcoin. Reduce dalla quinta settimana consecutiva di rialzo BTC è ormai vicina a quel 38.2% di ritracciamento dell’intero ribasso partito a dicembre 2017 e culminato con un minimo a 3180 un anno dopo. Non a caso area 9500 $ continua ad essere il nostro obiettivo e l’ipercomprato su base settimanale raggiunto dal RSI (82) non deve essere motivo di preoccupazione. Certamente non possiamo escludere che il massimo di 9078 realizzato il 26 maggio rappresenti di fatto già il raggiungimento del target, ma ogni correzione la riteniamo ancora buona per valutare un ingresso.

Anche a fine 2015 Bitcoin come ora superò la media mobile a 50 settimane arrivando a 80 $ di ipercomprato, ma se pensiamo che a quel punto eravamo a 350 $ e solo un anno dopo Bticoin superava i 1000 $ è lecito essere ancora ottimisti. La correzione in corso appare quindi salutare.

Quella cavalcata trionfale che portò la criptovaluta fino alla soglia dei 20000 Usd, fu sempre accompagnata dalla media mobile a 50 settimane. Ogni correzione infatti trovò questo supporto dinamico a fare da sponda per rilanciare il bull market. Se sarà così anche stavolta meglio annotarsi il suo livello attualmente un po' lontano (5700 $), ma utile da considerare in caso di violenta correzione per incrementare le posizioni lunghe in Bitcoin.

Intanto segnaliamo un altro aspetto molto interessante. Il rapporto di forza relativa tra Bitcoin e oro è passato dalle 3 once di metallo giallo di inizio anno per 1 criptovaluta, alle attuali 6.3. Un balzo di non poco conto che interrompe senza alcun dubbio la tendenza negativa in essere da dicembre 2017 quando all’apice di prezzo di BTC servivano oltre 15 once d’oro per acquistare 1 Bitcoin.

E dire che sono passati solo 3 anni da quando, nel giugno 2016 era sufficiente un terzo di oncia d’oro per acquistare una unità di criptovaluta. L’oro digitale sta sopravanzando quello fisico?

Di certo i due asset finanziari hanno una cosa in comune. Un rendimento nominale pari a zero (in quanto privi di cedola) comunque superiore a quello di un Bund tedesco...

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