Bitcoin e indici azionari: c'è correlazione?

Bitcoin e indici azionari, si può parlare di correlazione?

Da quando esiste il Bitcoin analisti e traders hanno cercato di definire l’esistenza e il valore della correlazione tra BTC e l’andamento macroeconomico. Di particolare rilievo è quello con gli indici dei principali mercati azionari, quali lo statunitense S&P 500 e l’inglese FTSE 100. Il compito è davvero arduo. Il mercato del BTC e delle altcoin esiste da una decina di anni soltanto, pochissimi. Tale arco temporale va poi suddiviso in una fase iniziale di 3-4 anni, in cui eraveramente sottile, e quella successiva di espansione-contrazione di circa 6. Agli analisti viene così offerta la possibilità di ricavare modelli su un time range piuttosto risicato, se comparato a quello del mercato azionario addirittura irrisorio. A questa lacuna c’è da aggiungere che il crypto market ha caratteristiche peculiari, in primis carenza di fondamentali, verso le quali mancano metodologie e parametri di riferimento consolidati.

Risultato: l’evidenza di correlazioni tra Bitcoin e indici di borsa è ancora carente e contraddittoria. Ecco cosa emerge dal quadro attuale.

Andamento BTC e indici azionari, i dati sono discordanti

Lunedì 7 ottobre ha avuto risalto la notizia che il Bitcoin, secondo Tom Lee - Fundstrat Global Advisors -, ha una correlazione positiva con l'indice S&P 500. Il dirigente ha sottolineato come il rialzo del token sia coinciso con quello dell’indice per periodi significativi. Non è la prima volta che il nesso sull’andamento BTC-S&P 500 viene messo in luce. Anche Data Trek, società newyorchese di consulenza finanziaria, in passato avevano mostrato la correlazione positiva tra le oscillazioni del Bitcoin e quelle dell’indice S&P 500. Più esattamente, questa assumeva valori del 79%, 52% e 33% secondo la finestra temporale rispettivamente di 10, 30 e 90 giorni.

Tali conclusioni contrastano però con quelle di altri esperti, che parlano di correlazione esistente sì, ma negativa. Quest’ultima verrebbe spiegata con un aumento della riallocazione degli investimenti da asset con previsioni bearish verso l’oro digitale. Se Tom Lee e Data Trek hanno fornito dati credibili a sostegno della loro valutazione, anche sul versante opposto gli esempi non mancano.

Il 23 giugno 2016 un cigno nero - vittoria del referendum Brexit, of course - ha causato un crollo flash nelle principali borse mondiali, per un totale di 2.000 miliardi di dollari bruciati. La criptovaluta è stata tra i beneficiari di tale riallocazione. Un caso più recente, risalente al 5 agosto di quest’anno, ha visto un rosso delle principali Borse mondiali, fortemente penalizzate dal deprezzamento della valuta cinese, e un rialzo del 12% del prezzo del Bitcoin.

Questo indicherebbe che ultimamente la criptovaluta in circostanze estreme può assumere il ruolo di bene rifugio nonostante la sua volatilità. Una ricerca congiunta da parte delle Università di Hohenheim, Tübingen e Western Australia mostra una realtà ancora diversa. Ossia: fra l’andamento del Bitcoin e quello del MSCI World non pare esserci relazione davvero significativa, né positiva né negativa. Lo mostra l’analisi effettuata sul valore della criptovaluta e quello del MSCI World nel periodo 2010-2017. Un allineamento si è avuto soltanto sul finire del 2017 – quest’ultimo è uno dei periodi citati da Tom Lee a sostegno della sua opinione -, nel restante arco di tempo non si è verificato. O meglio, ambedue erano in crescita anche a metà del 2013, ma per BTC si è trattato di un rimbalzo transitorio, per l’indice un trend di lungo periodo già in atto e che ha poi proseguito. I ricercatori hanno concluso che i fattori principali in grado di influenzare l’andamento del token sono altri. 

Conclusioni

Se si specula o investe sul bitcoin, vale la pena includere l’andamento dello S&P 500 e altri indici di borsa fra i segnali di trading? Lasciando un attimo da parte le opinioni degli esperti, uno sguardo diretto ad alcuni dati dei grafici di S&P 500, FTSE 100 riferiti al periodo 23/9-7/10 evidenzia in effetti risultati contrastanti.

Un trend ribassista interessa tutti e 3 il 23 settembre, ben più marcato per il Bitcoin. Lo S&P 500 ha poi un rialzo il 25 e il 30 settembre e il 4 ottobre, mentre mostra una pesante discesa il 2 ottobre, negativo anche il giorno 7. Il FTSE 100 segna un importante positivo il 27 settembre, un segno più anche per il 7 ottobre e un segno meno rilevante il 2 ottobre, proseguito anche il 3.

Il Bitcoin il 25 settembre e il 3 ottobre era in modesta discesa, in fase laterale il 27 e 30 settembre nonché il 4 ottobre e in rialzo il 7 ottobre.

Sul breve periodo quindi si notano fugaci allineamenti e divergenze, che differiscono secondo l’indice considerato. Un’occhiata al grafico di 6 mesi del Bitcoin e dei 2 indici mostra una correlazione positiva in estate, ma qui c’è da considerare l’effetto Libra iniziato a giugno. La news sul token di FB ha trainato l’andamento del BTC come e più di una criptovaluta già esistente, quindi il segno più del BTC pare aver poco a che vedere con quello delle Borse. A settembre il FTSE 100 ha avuto una volatilità più evidente, il token e lo S&P 500 hanno avuto correlazioni giornaliere ma transitorie. Il grafico di un anno mostra correlazione positiva Bitcoin-indici ugualmente discorde.

Qui diventa davvero più complicato estrapolare legami chiaramente dipendenti dai rispettivi andamenti. In conclusione, il Bitcoin è influenzato in misura ben più ampia da altri fattori perlopiù endogeni, quali i fork o le news interne al mercato criptovalute, ad esempio su Libra o quelle inerenti il rischio classificazione security. Qui si potrebbe notare che lunedì, quando la SEC ha ufficialmente reso noto che BTC non è una security, il trend giornaliero si è rivelato in verde. In realtà la cosa si sapeva già, il nesso è puramente ipotetico, però non è da escludere che molti traders nutrissero comunque timori in proposito.

Unica eccezione, non certo sorprendente, è la correlazione negativa fra i crolli importanti delle Borse e il rialzo del Bitcoin. Questo può consigliare in tali circostanze l’apertura o il consolidamento di posizioni long, ma prestando attenzione alla contemporanea presenza di altri fattori primari che potrebbero inficiare la correlazione.

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