Utilities: perchè continuare a puntarci

I tassi negativi portano ad un abbassamento del costo di debito che a sua volta dovrebbe condurre a maggiori investimenti.
Questo ragionamento è applicabile specie alle utilities: ovvero quelle società che trattano la fornitura, il trasporto e la produzione di energia. E’ noto infatti che queste società, generalmente caratterizzata da un’ampia partecipazione statale nel capitale (tendenza tuttavia destinata, almeno a parole a diminuire grazie al processo di privatizzazione), debbano investire molto per la creazione di nuovi impianti e per la transizione verso metodi piu’ eco friendly di produzione dell’energia.
E quale momento migliore se non quello attuale in cui indebitandosi si posso raccogliere a bassissimo costo i capitali necessari per sviluppare i propri piani di business e contestualmente abbassare il WACC (Weighted Average Cost of Capital: composto dalla parte di capitale finanziata con l’equity è quella finanaziata con il debito)?

Vedendo il movimento di rialzo dei tassi degli ultimi giorni, si è diffusa l’opinione che, dopo un 2018 da best performers, il settore delle utilities non abbia piu’ ampie possibilità di upside.
E’ importante tuttavia notare che i tassi erano scesi in relazione ai PMIs che dipingevano e dipingono un outlook negativo per la crescita globale: l’aggiustamento dei tassi ha provocato qualche presa di profitto sulle utilities, ma sembra trattarsi solo di un fattore temporaneo (i tassi europei sono sempre intorno ai minimi storici con il decennale tedesco attualmente a -0.57).
Se analizziamo i rialzi sull’azionario da inizio anno, si nota come siano sempre stati guidati da titoli difensivi (a differenza degli anni precedenti dove erano i ciclici a governare il mercato). Questo dimostra come gli investitori preferiscano puntare su posizioni meno rischiose e con business piu’ domestici (quindi meno legati al contesto macroeconomico) ed è lecito pensare che la tendenza continuerà finchè i dati di crescita non mostreranno segnali in controtendeza rispetto a quelli attuali.

Il vantaggio di investire in utilities è la capacità di poter prevedere in larga parte i ricavi, specie in Italia dove il controllo statale pesa piu’ del 20% secondo le stime di Kepler.
Gli analisti di Kepler prevedono un triennio d’oro per il settore con lo Stato italiano che terrà fino al 2022 una continuità sui rendimenti, questo si unisce ad una stima di costo del debito che si ridurrà del 9% a cui si contrappone, per chi opera nel gas ed elettricità, un taglio prudenziale di 100 punti rispetto ai rendimenti attuali con un effetto negativo di circa l’8% sull’Ebitda delle utilities interamente regolamentate.

Gli stessi confermano il giudizio hold su A2A  (target price 1,6 euro), Hera  (aumentando il prezzo obiettivo da 3,5 a 3,7 euro), Italgas  (alzando il target da 5,4 a 5,5 euro) e Terna  (target price alzato da 5,4 a 5,5 euro). Mentre su Ascopiave, Enel e Iren vengono confermati i giudizi Buy con target price alzati ripettivamente per Enel da 6.8 a 7.1, per Iren da 2.8 a 3 mentre stabile a 4.5 per Ascopiave. Infine Acea e Snam vengono promosse da Hold a Buy (prezzo obbiettivo da 16 a 19 per Acea e da 4.7 a 4.8 per Snam).

Un’altra notizia positiva e nel segno della continuità è stata la nomina recente del nuovo board dell’Autorità di Regolamentazione Italiana sull’Energia che rimarrà in carica fino al 2025.

Dopo questa breve analisi settoriale volta a confermare lo stato di salute del mondo utilities, nei prossimi articoli si analizzeranno alcune società nel dettaglio.

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