UBER si quota in borsa: ecco i bilanci

UBER, la app che consente a chiunque di trasformarsi in un tassista, a breve si quoterà in borsa.

Non si hanno ancora informazioni precise riguardo la forchetta di prezzo con la quale UBER si presenterà al pubblico, anche se i ben informati di Wall Street scommettono su una forchetta compresa tra 48 e 55 dollari, cosa che portrebbe ad una valutazione complessiva della società per circa 100 miliardi di dollari.

UBER rappresenta un affare? Bisogna investire in UBER?

Nel mio libro "l'arte di vincere in borsa" spiego che il prezzo di una azione sale per due motivi:

1) I risultati economici sono positivi anno dopo anno; (nel libro parlo del titolo Nike)

2) Le aspettative di crescita future sono molto positive, nonostante l'azienda non faccia soldi (esempio: Tesla)

Guardando il bilancio di UBER presentato alla SEC (security Exchange Commission americana) si vede palesemente che, il caso di Uber, è da classificare nel punto numero 2.

L'azienda ha un fatturato (riquadro rosso) in forte crescita, tanto che nel 2018 ha fatturato oltre 11 miliardi di dollari, ma anche i costi (riquasro arancione) sono cresciuti esponenzialmente, tanto che nello stesso anno hanno raggiunto la cifra record di 14 miliardi di dollari.

UBER è una società in perdita (basta vedere l'ultima l'inea del bilancio, quella evidenziata in verde, per vedere come le perdite sono aumentate di anno in anno).

Ma nel 2018 Uber ha registrato un utile! Questo significa che sta migliorando? NO!

L'utile dell'esercizio 2018 deriva dalla vendita di UBER Cina alla concorrente Didi Chuxing (vedi riquadro blu nel bilancio), quindi è il risultato di una attività "straordinaria" e non del core businnes della stessa.

Considerazioni su un possibile investimento in UBER.

Il business è controverso e le cause si sprecano. Sono praticamente quotidiani gli scioperi da parte di tassisti di ogni parte del mondo che manifestano contro questa app che, di fatto ,non rispetta le regole vigenti in gran parte degli stati in cui opera.

Sono già diversi gli stati in cui UBER non puo' operare (in Italia per esempio) e di certo non mancano i concorrenti (Lyft, l'alternativa a Uber, si è quotata pochi giorni fa in borsa a New York...dal prezzo di quotazione ha già perso oltre il 20%). 

Utilizzo spesso UBER quando mi reco all'estero e ne approfitto sempre per testare il polso della situazione con i guidatori...tutti si lamentano che UBER trattiene troppo per se, mentre i costi (benzina, usura auto) sono interamente a carico del guidatore. Oggi tutti i guidatori sono inquadrati come collaboratori esterni, ma cosa succederebbe se questi si riunissero sotto un sindicato che contrattasse delle condizioni migliori per tutti? I margini di Uber calerebbero ancora.

Personalmente non amo investire sulle aspettative, preferisco l'approccio alla Roberto Carlino, il famoso immobiliarista che, tra una trasmissione tv e l'altra, proponeva i suoi immobili come "non sogni, ma solide realtà". UBER, dati alla mano, mi sembra un bel sogno, ben lontano dall'essere una solida realtà.

2 - Commenti

Antonio Zanzottera - 16 aprile 12:24 Rispondi

Ciao Luca bellissimo articolo...a proposito del tuo libro è molto interessante ma dovresti fare un webinar per indicare dove estrapolare i multipli aziendali visto che con google screener non si riesce più. buon trading a tutti. Antonio

Luca Discacciati - 16 aprile 12:38 Rispondi

Dai un po' di impegno e si trova tutto sul web :-)