Titolo Amazon giù: il peso della concorrenza

  • La trimestrale di Amazon delude gli operatori che reagiscono subito con vendite imponenti
  • L'investimento effettuato per contrastare la concorrenza ha peggiorato temporaneamente i conti
  • La leadership del colosso americano nel lungo rimane incontrastata e quindi le azioni sono da tenere in considerazione


Trimestrale disastrosa ma...

Il crollo di Amazon nell'after hours di giovedì 24 ottobre è stato eloquente, una trimestrale che ha deluso molto gli analisti che a caldo hanno reagito con sell off diffuso. Utili netti a 2,1 mld rispetto ai 2,9 mld dello stesso periodo del 2018, quindi affondati del 26%, nonostante una crescita del fatturato del 24% a 70 mld, meglio rispetto al consensus, con crescita continua nel settore dei video streaming e della pubblicità, un P/E sceso a 4,23. Il motivo di tutto questo è sicuramente da addebitare ai corposi investimenti che il gigante dell'e-commerce ha dovuto sostenere per assumere 100mila nuovi lavoratori al fine di poter ridurre i tempi di consegna da 2 ad un 1 giorno. Ma non solo... ha dovuto investire nella logistica: più camion, più aerei, più spazi di magazzino... Una mole che è costata 1,5 miliardi di dollari e che ha pesato sul trimestre.

La concorrenza con Fedex e l'ostilità di Trump

L'espansione di Amazon ha portato il più grande concorrente nella spedizione, Fedex, ad attrezzarsi per cercare sante alleanze con lo scopo di contrastare l'egemonia di Jeff Bezos. Un tempo Amazon era il principale cliente di Fedex, ora ne è diventato il più acerrimo nemico. Ed è proprio intorno a questo aspetto che l'azienda di Smith si è organizzata per strutturarsi insieme a tigri ferite come WalMart e Target proprio nel settore retail dove Amazon ha tolto loro parecchie quote di mercato. Da questo l'investimento in 70 nuovi centri di smistamento con 36ml di metri quadrati dei suoi magazzini, una sorta quindi di network a terra di fronte a cui il ceo di Amazon ha reagito in maniera energica come sopra detto, contando anche sul fatto che il titolo di Smith in borsa è in costante declino ed è stato declassato dalle più importanti società di rating, nonostante Smith provi con ogni mezzo a convincere gli analisti che la società è pronta a risollevarsi e a recuperare la credibilità perduta.
Jeff Bezos però tra l'altro deve fare i conti con un nemico eccellente, proprio lui, l'uomo forse oggi più potente del pianeta, Donald Trump. Il Pentagono, dove risiede il Ministero della Difesa statunitense, ha affidato a Microsoft e non ad Amazon una commessa di 10 mld di dollari per i servizi di cloud computing, sebbene la società di Seattle fosse largamente favorita per l'aggiudicazione all'asta. L'avversione di Trump nei confronti di Bezos è sempre stata palese e questo fatto ne ha rappresentato una solenne dimostrazione.

Le azioni Amazon sono da comprare?

Senza dubbio sì, a mio avviso. Come Jeff Bezos ha dichiarato, l'investimento porterà i suoi frutti nel lungo periodo e quindi risulta chiaro che la spesa imponente che si è dovuta sostenere per tenere il passo della crescita e dello sviluppo vada nell'imminenza a deprimere i profitti che comunque si mantengono alti. Rovesci temporaleschi temporanei, come avvenuto giovedi 24 ottobre, potrebbero essere un'occasione ghiotta per inserire il titolo in portafoglio o per incrementare, tutto sempre nell'ottica di una visione di ampio respiro e di una oculata diversificazione.

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