Overview sul settore bancario Italiano

    • Moody’s e Fitch esprimono giudizi positivi sul settore bancario italiano
    • Migliora la qualità degli attivi grazie ad andamento titoli di Stato e riduzione NPLs
    • Tuttavia i ratios bancari sono volatili
    • Proposta Scholz genera tensioni tra Italia e Germania

La giornata di ieri è stata abbastanza significativa per fare un punto sulla situazione del sistema bancario italiano: infatti le due case di rating Moody’s e Fitch hanno espresso giudizi positivi sul settore.


In particolare la prima ha alzato a “stabile” (da negativo) l’outlook sulle banche del Bel Paese pur affermando che la qualità degli attivi rimane piu’ debole di quella di altri partner europei cosi’ come la dipendenza dai finanziamenti della BCE rimane tra le piu’ alte in Europa.


In questo periodo il beneficio maggiore è stato portato dalla massiccia dose di titoli di Stato Italiani presenti nei bilanci: infatti grazie alla riduzione di spread e rendimenti, i prezzi di Bot, Btp… sono saliti in maniera considerevole rafforzando il patrimonio dei nostri istituti di credito. Si stima che il loro valore si aggiri sui 441 miliardi di euro e costituisca il 9% degli attivi bancari.


Buone notizie arrivano anche sulla riduzione dei crediti deteriorati (non performing loans) che entro fine anno dovrebbero scendere sotto l’8%, tuttavia la media europea risulta intorno al 3%, solo Grecia con 39%, Cipro con 21% e Portogallo con 9% fanno peggio.
Il giudizio di Fitch che rivede le prospettive sul comparto a “stabili” (da negative) ricalca in parte quanto già espresso poche ore prima da Moody’s.


L’agenzia si attende infatti una stabilizzazione della performance delle banche italiane pur prevedendo che il periodo di tassi di interesse bassi e di debole domanda di prestiti da aziende e PMI è destinato a continuare. Tuttavia una migliore qualità degli attivi e una riduzione dei NPL dovrebbe sopperire alla mancanza di crescita economica, sostenendo la redditività.
Fitch prevede che banche come Intesa, Unicredit, Credem meno legato alla sola attività di prestito, ma con diversificazioni che generano commissioni performeranno meglio di quelle basate sull’attività bancaria tradizionale.
Il giudizio risulta in controtendenza rispetto al taglio da “stabile” a “negativo” nell’outlook sulle banche dell’Europa Occidentale dove il rallentamento del Pil peserà in maniera considerevole sugli attivi.

Perchè dopo questi giudizi positivi le banche non performano in borsa?

Ci sono altre considerazioni da analizzare: innanzitutto i ratios delle banche (che vanno a determinare i cosiddetti buffers o cuscinetti o riserve di capitale) sono molto volatili in generale e per il caso Italia sono dipendenti dall’andamento dei titoli di Stato. Nel contesto attuale di debito pubblico elevato e mercati ai massimi basterebbe una minima inversione di tendenza per cancellare quanto di buono fatto negli ultimi mesi.


Il secondo tema è piu’ politico’ e deriva dalla proposta di Scholz (Ministro delle Finanze tedesco) che vorrebbe togliere lo status di risk free ai titoli di Stato facendo classificare alle agenzie di rating la rischiosità di ognuno. La proposta è da considerarsi folle in quanto si darebbe ancor piu’ potere alle agenzie; senza l’introduzione di un vero risk free asset (che potrebbe essere un titolo emesso dalla BCE) la classificazione sarebbe arbitraria; e per le banche italiane significherebbe un aumento spropositato delle riserve di capitale da avere a bilancio dato che i titoli di Stato italiano non sarebbero mai valutati AAA.

In questo caso, come fatto pervenire dall’Italia, si dovrebbe approfondire anche il tema dei Level 2 e Level 3 assets (ovvero derivati) che abbondano nei bilanci delle banche tedesche.
Il terzo tema e forse piu’ importante è la perdita di leadership del settore bancario sempre piu’ insediato dalle aziende tech e fintech che in prospettiva andranno a sostituire le vecchie banche.

 

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