Le ultime dal petrolio in vista dell'OPEC+

  • Il prossimo 5-6 dicembre, a Vienna, si terrà l’ultima riunione OPEC per il 2019
  • Le previsioni parlano di una conferma dei tagli della produzione già decisa nei mesi scorsi
  • Intanto alcune tipologie di petrolio registrano incrementi sulle quotazioni

I membri dell’OPEC+ si incontreranno a Vienna la prossima settimana. Le previsioni degli esperti sono orientate verso una conferma della politica di tagli alla produzione.

I pati stabiliti finora

Tagli finora stabiliti, secondo precedenti disposizioni, a 1,2 milioni di barili al giorno. Ebbene secondo indiscrezioni, la durata di queste limitazioni potrebbe venire estesa fino a giugno dell’anno prossimo, se non addirittura fino a fine 2020, contro la scadenza finora fissata a marzo del 2020. Questo perché la domanda continua ad arrancare sullo sfondo di una produzione ancora alta in proporzione alla richiesta.

L'incognita Russia

Resta però ancora aperta l’incognita Russia. La nazione produttrice di greggio, entrata nel club OPEC come membro esterno, non sembra essere contenta della struttura di base dell’accordo. Da qui alcuni sospetti di una sua decisione: limitare la sua partecipazione all’Opec o ai termini stabiliti nei patti, ad esempio escludendo dai tagli alcuni sottoprodotti.  

Usa e shale

Non sembra spaventare più di tanto la produzione Usa. Stando alle previsioni dei vertici di Opec, si potrebbero registrare difficoltà di finanziamento per le aziende operanti nel ramo shale Usa. Il che potrebbe portare ad una “rapida decelerazione” della produzione, accentuata anche da una parallela diminuzione della domanda. Intanto procede la quotazione di Saudi Aramco, la compagnia di stato in mano a Ryad, il cui sbarco in Borsa potrebbe far oscillare le quotazioni del greggio.

Verso Imo 2020

Ma il prossimo ago della bilancia potrebbe essere l’entrata in vigore delle nuove norme Imo 2020, norme che impongono una limitazione già dal 1° gennaio del livello di zolfo nei carburanti navali. Questo ha portato ad rialzo delle quotazioni (nonchè della domanda da parte delle raffinerie) di specifiche tipologie di greggio come l’Azeri Light e il nigeriano Qua Iboe. Ma anche del russo Ural.

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