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Impeachment: gli Usa rischiano il blocco istituzionale

  • Ieri la Camera Usa, come da previsioni, ha votato sì alla procedura di impeachment;
  • Il verdetto del Senato, però, è a favore del presidente;
  • Trump è il terzo presidente Usa che è incriminato dal Congresso;

Ieri la camera dei rappresentanti statunitensi ha votato sì ai due articoli (ostruzionismo e abuso di potere), che permettevano la messa in stato d'accusa del presidente statunitense Donald Trump.

Il verdetto della Camera

Il verdetto della Camera era in realtà un esito già ampiamente scontato visto che questo braccio del Congresso è sotto il controllo dei democratici. Diverso, invece, il discorso, al Senato dove, con ogni probabilità, il presidente sarà assolto dal momento che l'Alta Camera è in mano ai repubblicani. Un problema che però sarà affrontato a gennaio vista l’agenda dei lavori che prevede la discussione all’ordine del giorno solo dopo le festività natalizie. La situazione però, almeno nella realtà statunitense, è ben più complessa di quanto possa apparire.

Paese diviso

La divisione, o per meglio dire la frattura, che si è vista al Congresso, è la proiezione diretta di un paese che, al suo interno, è profondamente spaccato. I sondaggi, infatti, vedono una popolazione divisa tra i favorevoli e i contrari con margini di distacco non superiori al 5%, un margine fisiologico troppo piccolo per essere ritenuto affidabile. Una divisione che  ha coinvolto anche i vertici di Camera e Senato, col pericolo concreto della nascita di una crisi istituzionale. Infatti con quella che è stata definita da tutti come una mossa a sorpresa la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi ha dichiarato di essere pronta a sospendere l’invio al Senato degli articoli di impeachment. E quindi bloccare la possibile (certa) assoluzione di Trump.

Crisi istituzionale? 

Infatti la Pelosi passerà gli articoli al Senato ha sottolineato, solo dopo rima di farlo, la garanzia di un processo equo che, secondo lei, si avrà ammettendo altre testimonianze finora rigettate. Di fatto è il pericolo di un blocco senza precedenti: alla Camera, infatti il presidente è stato condannato, al Senato è già chiaro che verrebbe assolto. Fermando la seconda parte dell’iter si avrebbe un caso sospeso. Prima volta nella storia.

I numeri del voto

Tornando invece a quanto accaduto tra i parlamentari, il presidente è stato accusato di abuso di potere e ostruzione del Congresso. Nel primo caso ci si è riferiti al presunto ricatto all'Ucraina (favori politici dietro la minaccia di bloccare gli aiuti militari alla nazione dell’ex Unione Sovietica). Per quanto riguarda l'ostruzione al Congresso, si tratta  del rifiuto di consegnare alcuni documenti e di fornire alcune testimonianze durante l’iter di messa in stato d’accusa processo. Numeri alla mano, il primo articolo ha avuto 230 voti a favore e 197 contrari. Il secondo 229 voti a favore e 198 contrari.

Democratici vs repubblicani

Analizzando il voto ci si è resi conto che i repubblicani sono stati tutti quanti compatti nella difesa del proprio presidente, i democratici invece hanno dovuto contare qualche defezione. Sebbene si parli di due voti contrari e un astenuto nella prima votazione, non bisogna dimenticare che, dato l'estremo equilibrio all'interno dei due rami del Parlamento, anche il singolo voto può fare la differenza.

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