Correlazione fra criptovalute: detenere più token?

Correlazione fra criptovalute, ha senso detenere più token?

Se qualcuno dubitasse della correlazione fra criptovalute, basterebbe fargli osservare i grafici della giornata di ieri per porre fine a ogni dubbio: il legame che unisce l’andamento dei token è robustissimo. Non assoluto, però. E neppure perfettamente omogeneo. Alcune monete digitali appaiono più influenzate l’una dall’altra, altre meno, e i valori fluttuano nel tempo. Il margine percentuale che separa questi ultimi dalla correlazione assoluta è sufficiente per giustificare la detenzione di più token?

La dominance di Bitcoin e l’effetto traino

La correlazione fra criptovalute ovviamente non può prescindere dalla numero uno, Bitcoin. Dati alla mano, nel 2019 la sua dominance ha assunto valori medi elevatissimi, in questi giorni per esempio oscilliamo intorno al 66%. La sua forza s’impone anche psicologicamente sul mercato crypto. Anche chi trada o detiene altcoin non può, e non deve, ignorare il suo peso. Perché se il BTC è bearish, le altre subiscono una flessione, se è bullish, anche le altcoin segnano verde.
Fanno eccezione le stable coin, ovviamente. Almeno fino a un certo punto: se il mercato crypto svanisse, nessuno può prevedere se queste valute digitali sopravvivrebbero, ma è molto probabile di no. Da rilevare però che, con il mercato in rosso profondo, 2 news positive riguardanti USD Coin hanno provocato solo una – neppure certa - modesta reazione rialzista. La prima news riguarda le Isole Bermuda, dove il governo ha deciso che accetterà questa moneta digitale anche per il versamento dei tributi. La seconda è una notizia che interessa un mercato modesto, ossia quello italiano, dove l’exchange Coinbar ha annunciato che aprirà a questo token. Per quanto non si tratti
di annunci epocali, dato il contemporaneo rialzo di Tether sembra davvero che l’attenzione dei traders sia rivolta altrove.

In che direzione si stanno muovendo le correlazioni?
Avevamo già detto che, correlazione fra criptovalute a parte, l’impressione è che in questo periodo il sentiment nel crypto mondo sia più pessimista e ricettivo alle bad news. La SEC, gli hackers, le autorità governative… Eppure, notizie positive ce ne sono. Pur se a velocità e intensità disomogenee, alcune criptovalute stanno consolidando la loro posizione nel mondo finanziario.
Pagare con qualche token non è da tempo attività limitata a pochi ecommerce o agli exchange, ogni
settimana la lista delle attività che accettano criptovalute si allunga. E questo sulla lunga distanza è positivo.
L’effetto news d’altro canto può influenzare maggiormente uno specifico token, se ne è l’oggetto.
In modo particolare se si tratta di un’altcoin. (Nel caso del Bitcoin infatti abbiamo visto che le sue oscillazioni marcate muovono tutto il mercato.) Ad esempio: mentre la criptovaluta numero uno, dopo il flash crash di fine settembre, riguadagnava terreno, XRP, uno dei token a più alto market cap dopo BTC, subiva ancora gli effetti di scambi sospetti effettuati dalle balene, e mostrava un
trend negativo. Poi per alcune giornate ha recuperato mentre in contemporanea gli scambi sul Bitcoin esitavano in segni meno o rialzi più modesti.

Questo esempio per mostrare come la correlazione fra criptovalute sia importante ma non assoluta.
Token simili hanno comunque un legame più marcato. Per esempio Bitcoin Cash è correlata alla quasi gemella numero uno per un imponente 89,42%. Alcune altcoin risultano invece più indipendenti rispetto al trend del mercato e/o al trend del Bitcoin. Fra queste oltre a Ripple c’è
Binance Coin, anche per il ruolo di utility che ha sull’exchange dove circola nativamente.
Stando alle ricerche più recenti, la correlazione fra criptovalute, che qualche mese fa rivelava un rafforzamento della supremazia Bitcoin-centrica, oggi offre uno scenario più orientato in senso
Ethereum-centrico. Di nuovo, simile influenza simile, vale a dire che token come EOS e NEO sono più uniti all’attuale numero due. Ad affermarlo è Binance Research. Stando al rapporto che ha reso pubblico, oltre a questo si evidenzia come le valute digitali che usano il meccanismo di consenso proof of work siano più correlate fra loro. In generale, lo studio del terzo trimestre 2019 rileva comunque un irrobustimento globale della correlazione rispetto al trimestre precedente.

Conclusioni
Se la correlazione fra criptovalute vede più che mai Ethereum protagonista, sarà bene tenere presente che le previsioni di breve termine per questo token sono ribassiste, consigliando di tradare in short – salvo ovviamente una delle inversioni impreviste che non sono rare nel mercato crypto -.
Mentre appaiono migliori quelle più lontane nel tempo, in particolare se l’aggiornamento che porterà a Ethereum 2.0 andrà a buon fine.
Premesso questo, abbiamo visto che i trend delle singole altcoin hanno comunque divergenze fra altcoin e altcoin e fra queste e BTC. Magari globalmente modeste, ma può valere la pena sfruttarle.
Vale sia a scopo speculativo che come strategia di copertura. Una news positiva su Bitcoin e una negativa su Ethereum, per fare un esempio ipotetico e riferito a immaginarie news importanti, condurrebbe, è ovvio, a un disallineamento dei rispettivi trend. Un trading intradaily – mai dimenticare che le notizie hanno effetti rapidissimi ma tendenzialmente non duraturi, dato che il loro effetto soccombe a quelle delle news più recenti - dovrebbe tenerne il dovuto conto con esposizioni su ambo i token, naturalmente di segno diverso.
L’hodling di token diversi ugualmente ha senso se, sempre tenendo a mente la correlazione fra criptovalute, si basa sulla scelta di 2-3 valute digitali meno legate fra loro, provvedendo ovviamente a ribilanciamenti in caso di andamenti meno performanti di parte di degli asset. Che è poi quello che fanno molti professionisti.

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