La settimana scorsa non c’è stata solo la Fed, ma diversi meeting di politica monetaria dove la decisione americana è di fatto stata “clonata”. Tra queste banche centrali appartenenti al blocco G10 ci sono due Paesi come Canada e Norvegia ai quali aggiungo la Nuova Zelanda che deciderà a inizio ottobre ma le cui scelte appaiono scontate. Paesi da sempre considerati appartenenti al cosiddetto blocco delle Commodity Currencies, visto che le rispettive valute sono molto influenzate dall’andamento di materie prime sottostanti da cui dipende una larga fetta di crescita economica.
Vediamo dunque nel dettaglio quali sono state le reazioni delle rispettive divise, dollaro canadese, corona norvegese e dollaro neozelandese, alla decisione di ridurre il costo del denaro (o a quelle che verranno) di 25 punti base.
Euro/Dollaro Canadese in direzione di 1,75
Il Canada, come da attese, ha portato i tassi al 2,5% nel tentativo di contrastare un evidente rallentamento economico innescato dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Il mercato del lavoro fatica a generare nuovi posti e l’inflazione sembra essere in rallentamento con minori rischi per il futuro. Motivazioni che hanno spinto Bank of Canada a tagliare di 25 punti base con nuove manovre probabilmente in cantiere nei prossimi mesi.

EUR/CAD ha confermato la debolezza delle settimane precedenti mantenendosi sopra i massimi del 2018 e del 2020 di 1,6, confermando come le prospettive potrebbero farsi infauste per il CAD qualora non ci fosse una reazione nell’immediato. Probabilmente 1,75 è l’obiettivo rialzista se il cross non dovesse etichettare l’attuale movimento come trappola per tori.
Corona Norvegese: taglio "hawkish" della Bank of Norway
La Norvegia ha tagliato i tassi di 25 punti, ma con una impostazione verbale "hawkish". Nello statement finale la Bank of Norway ha chiarito che un taglio al 4% dei tassi era appropriato ma ha ridotto al 3,5% la previsione sul costo del denaro fino al 2027, indicando nelle persistenti pressioni inflazionistiche un motivo per procedere con più cautela.

EUR/NOK, che da quasi due anni vive una fase laterale ingabbiato sotto area 12, ha mantenuto le posizioni recenti vicino alla parte bassa del range a conferma del buon momento della corona che guadagna appeal quanto a differenziale di rendimento con l’euro in seguito alle recenti dichiarazioni della Bank of Norway.
Dollaro Neozelandese sui minimi dal Covid
Infine, andiamo in Nuova Zelanda dove è stata formalizzata la contrazione economica nel secondo trimestre causando una nuova ondata di debolezza sul dollaro neozelandese. L’economia in recessione indurrà la Banca centrale a tagliare i tassi ad inizio ottobre (oggi al 3%) nel tentativo di rivitalizzare occupazione e consumi (Riunioni Banca centrale Nuova Zelanda: le date dei meeting 2025), con il solo motore dell’export che grazie alla debolezza della valuta offre un contributo positivo. Troppo poco.

L’aspettativa di un taglio nei tassi ha indebolito il dollaro neozelandese, salito sopra 2 contro euro sui minimi dai tempi Covid, ed ormai ad un passo da superare definitivamente una resistenza oltre la quale si aprirebbe una voragine tecnica impattante per la divisa pacifica.